Crans-Montana altra strage di giovani annunciata

Quando il divertimento diventa inferno: le stragi annunciate nei locali notturni
Panico improvviso. Fumo. Fuoco. Calca.
In pochi istanti l'inferno irrompe nel pieno del divertimento e trasforma una serata di musica e amicizia in una trappola mortale. È uno schema che si ripete da decenni, in ogni parte del mondo, lasciando dietro di sé giovani vite spezzate e famiglie distrutte.
Dalla Scandinavia al Sud-est asiatico, dall'Europa alle Americhe, i fattori sono sempre gli stessi: uscite insufficienti, sistemi di sicurezza inadeguati, pirotecnia usata con leggerezza, impianti elettrici difettosi, assenza di piani di emergenza.
La tragedia di Crans-Montana, nel bar Constellation, si inserisce così in una lunga e dolorosa sequenza di precedenti che non può più essere ignorata.

Göteborg, 1998: 63 giovani intrappolati senza vie di fuga
Uno dei casi più gravi resta l'incendio della discoteca di Göteborg, in Svezia, nel 1998. Un rogo doloso scoppiato durante una festa causò la morte di 63 ragazzi, in gran parte giovani stranieri tra i 12 e i 25 anni, e oltre 200 feriti.
Il locale disponeva di una sola scala come via di uscita. Nel caos, alcuni tentarono di salvarsi lanciandosi dalle finestre. L'episodio mise drammaticamente in luce la totale inadeguatezza delle misure di sicurezza, diventando uno dei peggiori disastri mai avvenuti in Europa in un locale notturno.

Bangkok, 2009: Capodanno di fuoco al Santika Club
La notte di Capodanno del 2009, al Santika Club di Bangkok, un corto circuito durante il concerto di una band fece divampare un incendio all'interno del locale. Il bilancio fu di 66 morti.
Molti giovani rimasero intrappolati tra fumo e fiamme, schiacciati dalla folla mentre cercavano una via di fuga. Anche qui, uscite inadeguate e assenza di un piano di emergenza efficace furono determinanti.

Macedonia del Nord, 2025: la storia che si ripete
Appena pochi mesi fa, nel marzo 2025, un'altra tragedia ha colpito una discoteca della Macedonia del Nord. Durante un concerto live, uno spettacolo pirotecnico ha innescato un incendio che ha provocato 60 vittime, quasi tutte giovani.
Anche li i fuochi d'artificio.
Le indagini hanno evidenziato gravi carenze nei sistemi di sicurezza e una gestione dell'emergenza del tutto insufficiente. Ancora una volta, pochi minuti sono bastati per trasformare una festa in una strage.

Santa Maria, Brasile, 2013: una ferita che non si rimargina
La tragedia che ricordo più di tutte è quella di Santa Maria, nel Rio Grande do Sul, in Brasile. Mi colpì in modo devastante perché in quell'inferno persero la vita i figli di due amici: una ragazza e un ragazzo che conoscevo. Un dolore che accompagna una vita intera.
Nel 2013, durante una festa universitaria al nightclub Kiss, i fuochi d'artificio usati sul palco provocarono un incendio. Morirono 231 ragazzi e ragazze.
Il locale aveva una sola via di fuga. Molti morirono soffocati o schiacciati dalla folla nel disperato tentativo di uscire.
Quella tragedia scosse profondamente il Brasile e portò a una revisione delle norme di sicurezza, arrivata però troppo tardi per le vittime.
Tutte tragedie che dovevano servire per impedire quella di ieri a Cras-Montana, guardate voi se non si somigliano tutte, fuoco in discoteca, uscite impedite, imprudenza e irresponsabilità.

Uno schema che non cambia
Da Göteborg a Bangkok, da Santa Maria alla Macedonia del Nord, fino a Crans-Montana, le stragi nei locali notturni mostrano sempre lo stesso copione:
eventi sovraffollati
strutture non adeguate
una sola uscita, piccola e insufficiente
sottovalutazione dei rischi
fuoco che entra dove non dovrebbe mai entrare
Ogni tragedia riporta al centro il tema della sicurezza nei luoghi del divertimento, ma sempre dopo, quando il prezzo è già stato pagato dai più giovani.
La domanda che resta
Cosa si aspetta ancora?
Perché non controllarli tutti, seriamente?
Perché non imporre regole precise, uscite adeguate, divieti assoluti sull'uso del fuoco?
In Brasile, come a Crans-Montana, è stato il fuoco a scatenare tutto. Ma a uccidere davvero è stata l'assenza di prevenzione.
E ogni volta che si rimanda, si accetta il rischio che la prossima tragedia sia già in attesa dietro una porta chiusa.
Andrea Ruggeri
