Garlasco, Open Arms e Ponte sullo Stretto

19.12.2025

La legge sulla separazione delle carriere è stata approvata ed è ora al vaglio del referendum: un passaggio che segna uno spartiacque nella storia repubblicana. Non è una riforma tecnica, ma un atto politico e culturale che mette in discussione l'equilibrio di potere tra magistratura e rappresentanza democratica.
A questo si aggiunge l'assoluzione di Salvini nel caso Open Arms, letta da molti non solo come una decisione giudiziaria, ma come una sconfessione dell'uso politico della giurisdizione.
Nel frattempo la Corte dei Conti attacca il progetto del Ponte, inserendosi anch'essa in un conflitto che appare sempre meno giuridico e sempre più ideologico.

Il braccio di ferro tra giudici e governo non è affatto concluso, ma la percezione diffusa è che, per la prima volta dopo decenni, il governo stia reggendo l'urto — e in parte vincendo. Non sul piano delle sentenze, ma su quello dell'opinione pubblica.

Se osserviamo il panorama mediatico, è evidente che, oltre alla politica e a queste continue scaramucce istituzionali, la televisione parla quasi esclusivamente di Garlasco. Il caso Chiara Poggi non è più soltanto un fatto di cronaca nera: è diventato un processo simbolico, un nuovo terreno di scontro tra cittadini e giustizia, tra verità giudiziaria e verità percepita.

Possiamo dirlo senza eccessi: è in corso il più grande scontro tra governo, sistema giudiziario e popolo italiano dalla nascita della Seconda Repubblica. Uno scontro che nasce da lontano e che trova alimento in migliaia di errori — veri e propri orrori giudiziari: processi costruiti male, prove deboli trasformate in certezze, carcerazioni preventive usate come anticipo di pena, condanne pronunciate senza rispettare il principio cardine dello Stato di diritto:
"oltre ogni ragionevole dubbio".

Per anni la giustizia ha perso credibilità perché ha perso umiltà. Ha smesso di interrogarsi sui propri limiti e ha spesso confuso il ruolo di garante con quello di attore politico. Durante la pandemia questo cortocircuito è esploso: diritti sospesi, cittadini colpiti senza processo, sanzioni senza contraddittorio, e nessun vero giudizio su chi ha usato potere e politica contro gli stessi cittadini in nome dell'emergenza.

Oggi il paradosso è che proprio questo scontro può restituire fiducia. Non perché la giustizia stia funzionando meglio, ma perché finalmente viene messa in discussione.
E in questo contesto, il processo di Garlasco diventa un ago della bilancia: non solo per la verità su Chiara Poggi, ma per capire se il sistema è capace di rimettere in discussione se stesso, di riconoscere errori, di distinguere tra convinzione e prova.

Se il braccio di ferro continuerà — e continuerà — non produrrà solo riforme istituzionali. Produrrà un cambiamento radicale nella percezione della giustizia.
E quando la percezione cambia, cambia anche il rapporto tra Stato e cittadini.
È lì che si gioca la partita più grande.

Djàvlon