Nel mare non ci sono taverne

22.03.2024

Sole all'orizzonte, e gente intrepida ad attendere le barche dalle lunghe antenne e passerelle, pronte ad attraccare al porto dopo una lunga giornata di battuta di pesca...

Prague Tavern - Foto di  Steven Boley
Prague Tavern - Foto di Steven Boley

Sembrano ormai lontani quei tempi, dove, la pesca del pesce spada si praticava non solo per passione, ma soprattutto per "sbarcare il lunario"… in verità, ha origini molto antiche, risalenti al secondo secolo a.C.; lo stesso Polibio* ne parla in un suo trattato "la sinossi", con stupore e meraviglia, affascinato dalla tecnica dei pescatori calabresi e siciliani nell'uso della fiocina dagli scogli, mentre aspettano il passaggio a pelo della loro preda.

Di codesta attività, tramandata di generazione in generazione, in età contemporanea e svolta in Calabria e Sicilia, con tecniche moderne.

Il peschereccio, ha origine araba, chiamato feluca o lontre, una piccola barca tra i 5 e i 7 metri, a volte in pino, a volte in gelso o quercia; senza chiglia, con un equipaggio di cinque persone, quattro rematori di cui uno era l'arpionière, tra i quali vi era rapporto di subordinazione.

Il quinto uomo, dall'alto dell'albero della feluca, l'antenniere avvistava il pesce spada, e gettava un grido d'allarme, indicava la posizione del pesce all'arpionere, per poi inseguirlo e lanciargli l'arpione...una volta fiocinato, il pesce, la vedetta e alcuni rematori abbandonavano repentinamente le loro posizioni e si accingevano a issare il pesce a bordo.

Nel corso degli anni, quella che è stata per più di 2000 di loro, la tecnica originaria della pesca nello stretto di Messina, ha subito modifiche; la lontra o feluca é diventata molto più grande, attrezzata e veloce, in modo da poter navigare per un tempo più lungo e avere un pescato più abbondante.

Oltre alla pesca arpionata del pesce spada, con la feluca vi era la pesca con le reti, denominate "palamitare", che servivano anche per pescare altre qualità di pesce. Le reti spesso costruite dalle donne di casa, mogli o figlie dei pescatori, con canapa o cotone.., pesca tipica del periodo della migrazione o "passa" del pesce, che va da maggio a settembre, quando il pesce spada si avvicina alla costa.

Insomma una tradizione millenaria che é andata evolvendosi e ha fatto si che uomini e donne ne facessero perno e attività della loro vita… perché con il loro pescato e guadagno gli uomini potevano portare avanti e sfamare le loro famiglie, e maritare le loro figlie… se la stagione andava bene.

Nei giorni, poi, di cattivo tempo si ritrovavano nelle taverne, luogo di incontro e socialità dove parlavano del proprio lavoro, mentre fuori il vento ululava e il mare sbatteva sui muri delle case e frangeva sugli scogli.. dove bere un bicchiere di vino insieme, mangiare sarde salate accompagnate con pane biscottato cosi da passare il tempo, discutendo e auspicando un tempo migliore per poter nuovamente imbarcarsi e affrontare nuove giornate di mare.

Da questi momenti è nato il detto "A mari nun ci sunnu taverni" (Nel mare non ci sono taverne) ovvero un rifugio sicuro, dalle intemperie.. la vita in questi borghi oggi decantati turisticamente, sia per gli uomini che per le donne, era molto DIFFICILE, sotto tutti i punti di vista…, ma questa … è una altra storia … sembra legenda, ma è la dura realtà dei paesi di mare...

Sara Arena

Polibio è stato uno storico greco antico. Studiò in modo particolare il sorgere della potenza della Repubblica romana, che attribuì all'onestà dei romani ed all'eccellenza delle loro istituzioni civiche e militari.

Fonti: Treccani e Wikipedia