A tavulacunzata!

10.10.2026
Atavulacunzata: il Ponte Calopinace al 99%. E il restante 1% dov'era, a tavola?

 «Per la rubrica #atavulacunzata, il Parco Lineare Sud con il Ponte Calopinace: pensato, progettato, finanziato e realizzato al 99% dal centrosinistra».

È questa la rivendicazione attribuita ad Anna Briante, già assessore della precedente amministrazione guidata da Giuseppe Falcomatà. Una frase che merita almeno una domanda: se l'opera era stata realizzata al 99%, come mai è rimasta da completare?

Un lettore, commentando questa comunicazione, non usa mezzi termini: «Articolo di stampo rincoglionistico grave». E rincara: «Ma se non metti posate, bicchieri e da mangiare, resta solo la tavulacunzata!». Tradotto: si può apparecchiare quanto si vuole, ma se a tavola non arriva il pranzo, resta soltanto la scenografia.

Il punto, infatti, non è negare che un'amministrazione possa aver ideato, progettato, finanziato o portato avanti un'opera. Se ci sono atti, documenti e cifre, è giusto riconoscerne i meriti. Ma un'opera pubblica non si misura soltanto con ciò che è stato pensato, progettato o finanziato: si misura anche con ciò che viene effettivamente completato e consegnato ai cittadini.

E allora quel 99% diventa una domanda politica, prima ancora che aritmetica: chi ha realizzato cosa, quali lavori erano davvero conclusi e che cosa restava ancora da fare? Perché tra un'opera quasi ultimata sulla carta e un'opera concretamente fruibile dai cittadini può esserci una differenza tutt'altro che trascurabile.

In questa circostanza ci uniamo al sindaco eletto: grazie di quell'1% che, a quanto pare, qualcuno non è riuscito a trasformare nel completamento dell'intero lavoro. Naturalmente, i meriti di ciascuno vanno verificati sui fatti e sugli atti, non assegnati a colpi di slogan.

A Reggio Calabria, però, la lingua è una cosa seria. E il reggino, quando vuole, riesce a sintetizzare in poche parole ciò che un comunicato intero non riesce a spiegare.

Perché se prepari la tavola, sistemi la tovaglia e annunci ai quattro venti che il pranzo è pronto, prima o poi qualcuno si accorge che nel piatto non c'è niente.

E se proprio vogliamo chiudere con un'altra espressione rigorosamente riggitana, eccola: «Va' d'curcate!»

Un invito a riposare, riflettere e magari tornare a parlare di opere pubbliche con meno autocelebrazione e più attenzione ai risultati. Perché i cittadini non hanno bisogno di una tavulacunzata: hanno bisogno di ponti, parchi e infrastrutture completati e utilizzabili.

Il resto, a Reggio, è conversazione da tavola.

Andrea Ruggeri

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