Al Columbus Day l’orgoglio di essere italiani

13.10.2026

Oggi siamo al Columbus Day, la sfilata italiana più importante del pianeta, a New York.

Siamo partiti in bus da Fort Lee insieme agli amici di UNICO National. Tutto comincia sulla 42ª Strada e si conclude a Central Park, attraversando la Fifth Avenue, anche se il raduno si sviluppa su diverse strade, perché i carri e i gruppi partecipanti sono davvero tantissimi.

A questa sfilata ho già partecipato altre volte. Ricordo quelle in compagnia di Luciano Pavarotti e Gianfranco Fini. Ma quest'anno ha un sapore speciale: arriviamo dal successo del Mediterranean Heart e dei Riace Warriors Award. Siamo tra coloro che hanno contribuito a dare vita a questo straordinario Ottobre Italiano.

E così, oggi, ci siamo anche noi. Sul carro di Roberto Baggio c'erano gli Affidato; su quello della polizia i Ferraro di Seminara; su quello della NIAF John Calvelli e tanti altri protagonisti della comunità italiana. E naturalmente, sul carro di UNICO National, c'ero io, insieme agli amici con cui condividiamo questa giornata.

Ieri il presidente Donald Trump ha reso omaggio all'Italia e a tutti coloro che contribuiscono a rendere grande questa ricorrenza, che alcuni politici e tanti contestatori avrebbero voluto cancellare. Noi, invece, vogliamo ricordarla per ciò che rappresenta: la nostra voglia di esplorare nuovi orizzonti, conoscere il mondo e unire i popoli.

La storia delle scoperte non può essere giudicata soltanto attraverso gli abusi che qualcuno, in seguito, ha commesso in loro nome.

Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci e Ferdinando Magellano erano uomini alla ricerca di nuovi mondi, spinti dalla curiosità, dall'ambizione e dal desiderio di andare oltre i confini conosciuti. È lo stesso impulso che oggi ci porta a esplorare i mari, gli oceani, le montagne e persino lo spazio.

Se qualcuno utilizza una scoperta per fini distruttivi, non possiamo attribuire automaticamente la colpa a chi quella scoperta l'ha resa possibile. Altrimenti dovremmo cancellare ogni pagina della storia, rinnegare ogni progresso e, alla fine, mettere sotto accusa l'intero creato.

La sfilata di oggi è stata meravigliosa. La Fifth Avenue era gremita da entrambi i lati: migliaia e migliaia di persone a piedi, altre migliaia sui carri, la polizia, le televisioni e i giornalisti. Una macchina organizzativa impressionante, come sempre.

Il presidente di UNICO National Ralph Contino, si è presentato attrezzatissimo, con centinaia di bandierine da distribuire alla folla, mentre il suo gruppo sfoggiava spille, pin e altri simboli dell'identità italiana. Persino un carretto con casse musicali accompagnava la festa.

Dietro ogni carro, dietro ogni bandiera e dietro ogni volto c'è una storia. Sono le storie degli italiani emigrati che hanno contribuito a costruire l'America, con il loro lavoro, i loro sacrifici, le loro capacità e le loro contraddizioni. Hanno contribuito alla storia di questo Paese, e proprio questa storia oggi festeggiamo.

Non celebriamo un passato privo di ombre. Celebriamo le persone che hanno lasciato la propria terra per costruirsi un futuro, spesso senza dimenticare le proprie radici.

Dalla Calabria al mondo: i Vituli, il re Italo e il nome Italia

E qui, per noi calabresi, il Columbus Day assume un significato ancora più profondo. Perché la storia dell'Italia, quella che oggi festeggiamo a New York, ci riporta indietro di millenni, fino alla nostra terra e alle tradizioni sulle origini del nome stesso del Paese.

Secondo la tradizione antica, il nome Italia è legato al re Italo, figura leggendaria associata alle popolazioni dell'antica Calabria. Gli autori greci raccontano che Italo governò una parte della penisola meridionale e che il suo popolo, gli Itali, contribuì a dare il nome alla terra che inizialmente indicava una porzione dell'attuale Calabria, prima di estendersi progressivamente a territori sempre più vasti.

Il racconto si intreccia con quello dei Vituli, o Itali, popolazioni che le ricostruzioni etimologiche collegano al nome antico del vitello. Le fonti antiche, pur con differenze e interpretazioni non sempre coincidenti, conservano così la memoria di una terra dalla quale il nome Italia avrebbe iniziato il suo lungo viaggio.

È una storia che sentiamo profondamente nostra, legata alla Calabria, allo Stretto e a Reggio Calabria, città che guarda da sempre al Mediterraneo come a una porta aperta sul mondo. Occorre distinguere le tradizioni identitarie dalle ricostruzioni storiche certe, ma il significato culturale rimane straordinario: il nome che oggi portiamo con orgoglio in ogni continente affonda le sue radici anche nella storia antichissima della nostra regione.

Pensiamoci un momento. Oggi siamo qui, sulla Fifth Avenue, in una delle città più internazionali del pianeta, a celebrare gli italiani e i loro discendenti. E mentre sfila il tricolore, noi calabresi possiamo ricordare una tradizione che collega la nostra terra alla storia del nome Italia.

Dai Vituli al re Italo, dalla Calabria all'Italia, dall'Italia al mondo: un viaggio di radici e di orizzonti che continua ancora oggi.

Mediterranean Heart e Riace Warriors Award: i guerrieri dell'identità italiana

Il Mediterranean Heart e i Riace Warriors Award vogliono essere anche questo: un omaggio agli italiani, donne e uomini, che lontano dai confini della penisola hanno portato in alto la nostra storia, la nostra arte, le nostre tradizioni, la nostra cucina e, soprattutto, l'anima e il cuore italiani.

Sono i nostri guerrieri. A volte rumorosi, altre volte silenziosi. Imprenditori, artisti, professionisti, uomini e donne della cultura, dello sport e dell'associazionismo. Persone che, attraverso il proprio lavoro, hanno dimostrato che l'identità italiana non si esaurisce dentro i confini geografici, ma continua a vivere ovunque qualcuno sappia trasformarla in valore.

E oggi, lungo la Fifth Avenue, quella stessa identità si manifesta in tutta la sua forza.

Per noi calabresi c'è un motivo ulteriore di orgoglio. La nostra terra è stata crocevia di popoli, civiltà, commerci e idee. Una regione che ha dato all'Italia e al mondo storie, arte, cultura e persone capaci di lasciare il segno ben oltre i confini della penisola. Una Calabria che, attraverso i suoi emigrati, continua a parlare italiano anche dall'altra parte dell'oceano.

E in questo racconto trova posto anche Cristoforo Colombo, il genovese che attraversò l'Atlantico aprendo una nuova pagina della storia mondiale, così come tanti altri italiani che partirono alla ricerca di nuove opportunità e contribuirono a costruire il mondo che oggi conosciamo.

Il nostro omaggio non consiste nel cancellare le contraddizioni della storia, ma nel riconoscere il valore di chi ha saputo costruire, creare, lavorare e tramandare un'identità.

Quando migliaia di persone si affacciano sulla Fifth Avenue per applaudire il tricolore, quando una bandierina passa dalle mani di un emigrato a quelle di un bambino nato in America, quando un calabrese incontra un siciliano, un campano, un veneto o un discendente di italiani che non parla più la nostra lingua ma ne custodisce l'orgoglio, allora capiamo che cosa significhi davvero tutto questo.

È per loro che esistono iniziative come Mediterranean Heart e i Riace Warriors Award. È per loro che siamo qui, oggi, a New York.

Perché l'Italia non è soltanto un territorio. È una storia che cammina, una cultura che si trasmette, un'identità che resiste alle distanze.

E quando questa identità attraversa l'oceano, incontra altre culture e diventa parte della storia di un altro Paese, non perde la propria anima: la porta nel mondo.

Oggi, sulla Fifth Avenue, sfila anche tutto questo: la nostra storia, le nostre radici calabresi, l'orgoglio italiano e la voglia di continuare a costruire ponti tra i popoli.

Perché il nostro viaggio non è mai stato soltanto quello dall'Italia all'America. È il viaggio di un popolo che continua a riconoscersi, a incontrarsi e a costruire legami tra persone e nazioni.

E quel popolo, oggi, sfila a New York con il cuore italiano.
 
Andrea Ruggeri

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