Capodanno a Catanzaro una vergogna RAI

Capodanno RAI in Calabria: occasione sprecata, responsabilità evidenti
«Per fortuna è finita».
C'è chi lo dice senza troppi giri di parole, diventando l'argomento di uno degli articoli più letti su vari giornali: dal prossimo anno il Capodanno RAI non sarà più in Calabria e, almeno, non saremo costretti a sorbircelo tutto per lavoro. Un sospiro di sollievo che, però, non deve farci perdere di vista una verità fondamentale.
Ma chi si è fregato i soldi del canone e della Regione Calabria?
Sia chiaro: l'iniziativa, sul piano del marketing territoriale e della promozione dell'immagine della Calabria, è stata importante, ma non è certo per questo squallido spettacolo che arriveranno più turisti.
Parliamo del programma più visto dell'anno nella televisione italiana. Le immagini, i collegamenti, i richiami al territorio hanno garantito una visibilità senza eguali, ma se avessimo investito in chi i viaggi li organizza — operatori turistici, agenzie, strutture ricettive, ristorazione e servizi — le ricadute economiche sarebbero state sicuramente maggiori.
La Calabria è straordinaria, i suoi aeroporti sono un successo, i Viaggi di Fede anche; la RAI, invece, ha segnato un autogol. E su questo c'è poco da discutere.
Ed è proprio per questo che fa ancora più male constatare come un'occasione così potente sia stata gestita in modo miope sul piano artistico e culturale, e non solo negli ultimi tre anni.
Matera, Potenza, Maratea, Roma, Terni, Perugia: bellissime location, ma spettacolo e musica deprimenti.
L'organizzazione tecnica dell'evento, va detto, era allo stesso livello delle precedenti edizioni: palchi e progettazione sono stati curati dagli stessi professionisti che lavorano nei grandi eventi nazionali.
Dunque nessun problema strutturale, nessuna "calabresità" improvvisata da imputare al territorio.
La scelta artistica, però, quella sì, porta una firma chiara: RAI.
I cantanti e ospiti, con una media d'età oltre i 70 anni, e le ballerine smilze, le ha scelte la RAI.
La scaletta, il concept, la linea editoriale dello spettacolo erano responsabilità esclusiva della RAI.
Della Calabria sono rimaste soprattutto le immagini: Reggio Calabria ben presente, Catanzaro molto meno. Ma anche questa è una scelta narrativa, non territoriale.
E allora mettiamola correttamente: chi paga "ha" il Capodanno, ma chi lo realizza sono sempre gli stessi. Gli stessi a cui, anno dopo anno, continuiamo a riempire le tasche con il canone.
Il mondo della musica in RAI assomiglia sempre di più al calcio italiano:
si mettono in campo solo i "vecchi", si lasciano fuori i giovani, poi si affidano gli show più importanti a produzioni e modelli stranieri. E infine ci si lamenta che non esistono più artisti di qualità.
Ma gli artisti non nascono già pronti. Si coltivano. Si rischiano. Si fanno crescere.
Se non lo facciamo, non vinceremo più un Mondiale — né sul campo — e non avremo più cantanti capaci di rappresentare davvero il presente e il futuro di questo Paese.
La Calabria, in questa storia, ha fatto la sua parte.
La RAI, ancora una volta, ha dimostrato di non saper guardare oltre il proprio passato.
Masaniello Pasquino
