Covid, quel verbale del CTS merita risposte precise

uL'intervento del generale Bonfiglio il 5 marzo 2020 è documentato. La Commissione chiarisca chi dispose le restrizioni alla circolazione degli atti, perché e con quali conseguenze sulla trasparenza.
Il punto di partenza è un documento pubblico: il verbale numero 19 del Comitato tecnico scientifico, relativo alla riunione del 5 marzo 2020. Un atto che permette di formulare domande precise sulla gestione delle informazioni durante l'emergenza sanitaria, mantenendo distinta la ricostruzione dei fatti dalle interpretazioni.
Nell'apertura della seduta, il ministro della Salute Roberto Speranza lamenta che la diffusione di notizie sulle decisioni del Comitato abbia provocato sconcerto e disorientamento nell'opinione pubblica. Richiama quindi i partecipanti alla riservatezza degli atti e delle comunicazioni.
Successivamente interviene il generale Bonfiglio, identificato nel documento come «punto NATO UEO del DPC». Il generale richiama la legge 124/2007 e le regole sulla gestione della documentazione riservata. Viene indicato che, da quel momento, la trasmissione dei documenti prodotti dal CTS passerà attraverso il Punto NATO UEO della Protezione civile e il Ministero della Salute. Nella versione accessibile consultata, il verbale reca la dicitura "RISERVATO". (emergenze.protezionecivile.gov.it)
È un passaggio che merita un approfondimento istituzionale. Quale esigenza concreta determinò questa scelta? Chi la dispose formalmente? Quali documenti furono sottoposti a quel circuito e quali limitazioni ne derivarono per la loro conoscibilità?
La denominazione dell'ufficio richiede però precisione. Nell'organizzazione della Protezione civile figura un punto di controllo NATO, alle dipendenze del capo del Dipartimento. La sua presenza nell'amministrazione italiana non dimostra, di per sé, che le decisioni sanitarie fossero impartite dall'Alleanza atlantica. (protezionecivile.gov.it)
Nel passaggio esaminato non compare nemmeno un ordine di diffondere esclusivamente notizie provenienti dalla NATO. Il documento riguarda la gestione e la trasmissione degli atti. Trasformarlo nella prova di una direzione esterna della politica sanitaria significherebbe attribuirgli una conclusione ulteriore, che necessita di altri riscontri. (emergenze.protezionecivile.gov.it)
Anche la dicitura "informazioni non classificate controllate", presente nella documentazione del CTS, va letta nel suo significato amministrativo. L'Ufficio centrale per la segretezza la riferisce a informazioni che, pur non essendo classificate, richiedono misure minime di protezione per la loro sensibilità. Non equivale automaticamente a segreto di Stato, né identifica da sola un controllo della NATO sui contenuti. (ucse.sicurezzanazionale.gov.it)
Quanto agli oscuramenti, la Protezione civile dichiara di aver rimosso dati identificativi di soggetti privati, società e relativi prodotti sanitari per tutelare la riservatezza dei terzi. Una motivazione ufficiale esiste: resta legittimo verificare se sia stata applicata correttamente e se ogni omissione fosse necessaria. (emergenze.protezionecivile.it)
È su questo terreno che la Commissione parlamentare può offrire un contributo concreto: ricostruire le responsabilità, acquisire le disposizioni e chiarire la proporzionalità delle restrizioni.
Durante un'emergenza, coordinare le comunicazioni può rispondere a esigenze operative. Ma quando le decisioni incidono sulla vita di milioni di persone, anche le ragioni della riservatezza devono poter essere spiegate e sottoposte a verifica.
Ai cittadini servono risposte documentate. Il verbale del 5 marzo offre una base concreta per chiederle. Il compito delle istituzioni è darle, con la stessa precisione che si pretende da chi pone le domande.
Masaniello Pasquino
