Crans-Montana, richiamato l'ambasciatore italiano in Svizzera.

24.01.2026

Caso Crans-Montana: Scontro Diplomatico tra Roma e Berna. "Un oltraggio alle vittime"

ROMA – La tensione diplomatica tra Italia e Svizzera raggiunge il punto di rottura. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, hanno disposto il richiamo immediato a Roma dell'Ambasciatore Cornado. Una mossa di estremo rigore istituzionale dettata dalla "viva indignazione" per la decisione del Tribunale di Sion di scarcerare Jacques Moretti, gestore del locale "Le Constellation", protagonista della tragedia che ha sconvolto Crans-Montana.

La Nota di Palazzo Chigi: "Fuga e inquinamento prove"

Il Governo italiano non usa mezzi termini, definendo la scarcerazione un "oltraggio alla memoria delle vittime". Secondo Palazzo Chigi, la misura cautelare è stata revocata nonostante l'estrema gravità del reato e il sussistere di rischi concreti:

  • Pericolo di fuga: La posizione dei coniugi Moretti rimane critica.

  • Inquinamento probatorio: Il rischio che le indagini vengano compromesse è ritenuto altissimo.

  • Offesa alle famiglie: Una decisione che riapre una ferita profonda per i parenti delle vittime e per i feriti ancora in ospedale.

Il dolore dei familiari: "Giustizia al contrario"

Particolarmente toccante e durissima è la testimonianza di Andrea Costanzo, padre della sedicenne Chiara, rimasta uccisa nel disastro. "Mi sembra tutto così ingiusto", dichiara a Repubblica. "Una cauzione di 200mila franchi per uscire dal carcere per un crimine del genere fa vacillare la fiducia nella giustizia".

Costanzo punta il dito non solo sui Moretti, ma su quello che definisce un sistema di omissioni svizzero:

"In Italia non sarebbe stato così. Chi ha fatto i controlli? Il Sindaco? I responsabili della sicurezza? Ci sono pecche scandalose e queste persone sono a fare la bella vita dopo sole tre settimane."

Il "Giallo" della cauzione e l'ira di Tajani

Il Ministro Tajani, intervenendo a SkyTg24, ha sollevato dubbi pesanti sulla dinamica della scarcerazione, puntando i riflettori sui 400.000 euro versati per la libertà dei coniugi Moretti. "Vogliamo sapere chi ha pagato, chi è questo misterioso 'amico' intervenuto in loro favore", ha tuonato il capo della Farnesina, definendo "assurdi" i ritardi nelle indagini e inaccettabile la lentezza delle autorità elvetiche.

Le critiche e le perplessità aperte

Nonostante la fermezza del governo, il caso solleva interrogativi inquietanti che restano senza risposta:

  1. Le responsabilità istituzionali: Perché l'inchiesta sembra concentrarsi esclusivamente sui gestori del bar, ignorando le catene di comando e i controlli comunali di Crans-Montana?

  2. Il ruolo della cauzione: In un reato di tale gravità, è eticamente accettabile che il denaro (proveniente da terzi ignoti) possa restituire la libertà a soggetti con palese rischio di fuga?

  3. L'efficacia della pressione diplomatica: Il richiamo dell'Ambasciatore basterà a smuovere una magistratura, quella svizzera, che finora è apparsa sorda alle richieste di "verità e giustizia" provenienti da Roma?

Il clima resta infuocato. L'Italia chiede che non si stenda un velo di silenzio su una tragedia figlia di "omissioni gravi", mentre le famiglie attendono risposte che, al momento, sembrano allontanarsi dietro le mura di un tribunale svizzero.

E adesso?

Oltre il richiamo dell'Ambasciatore: i binari stretti della giustizia internazionale

Il richiamo a Roma dell'Ambasciatore Cornado è il "grido di dolore" istituzionale di un Governo che si sente impotente di fronte alle procedure di un altro Stato sovrano. Ma, al di là dell'indignazione — legittima e necessaria per dare voce alle famiglie Costanzo e di tutte le vittime — restano sul tavolo due nodi critici che rischiano di trasformare questa battaglia in un vicolo cieco.

1. Il "muro" della Rogatoria e l'autonomia elvetica

L'Italia chiede verità, ma deve scontrarsi con la rogatoria internazionale. Sebbene esistano trattati di mutua assistenza in materia penale tra Italia e Svizzera, questi non possono imporre a un magistrato svizzero come condurre le misure cautelari.

  • La criticità: La magistratura di Sion gode di un'indipendenza che rasenta l'isolamento. Il fatto che i ritardi siano definiti "assurdi" da Tajani evidenzia una frizione procedurale: mentre l'Italia preme per una giustizia rapida e cautelativa, la Svizzera sembra procedere con un garantismo che, in questo contesto, appare come un privilegio per gli indagati.

  • Il rischio: Che la pressione diplomatica venga percepita a Berna come un'indebita ingerenza, portando a una chiusura ancora più netta del Tribunale delle Misure Coercitive.

2. L'ombra del "terzo pagatore" e la responsabilità oggettiva

L'interrogativo sollevato dal Ministro Tajani sul misterioso finanziatore della cauzione non è solo una curiosità investigativa, ma una questione politica di enorme portata.

  • La perplessità: Se un "amico" è pronto a sborsare 400.000 euro per la libertà dei Moretti, esiste una rete di protezione che va oltre i gestori del locale?

  • Le omissioni: Come sottolineato dal padre di Chiara, concentrarsi solo sui coniugi Moretti sembra un modo per "tagliare i rami bassi" ed evitare di risalire alla catena di comando: dal sindaco di Crans-Montana ai tecnici della sicurezza. La domanda è brutale: la giustizia svizzera sta proteggendo il proprio sistema turistico e amministrativo scaricando tutto su due singoli gestori?

Conclusioni: Una crisi che mette a nudo l'Europa

Questa vicenda dimostra che, nonostante gli accordi di cooperazione, i confini nazionali tornano a farsi sentire pesantemente quando si parla di responsabilità penale e amministrativa. Il rischio è che, spenti i riflettori della cronaca, la "bella vita" degli indagati continui, mentre le famiglie italiane restano con il peso di un'ingiustizia che brucia quanto la ferita della perdita.

La politica italiana ha alzato la posta. Ora la sfida è non lasciare che il richiamo dell'Ambasciatore rimanga un gesto simbolico, ma che diventi lo strumento per pretendere l'allargamento delle indagini a chi, a Crans-Montana, doveva controllare e non lo ha fatto.

Djàvlon