Falcomatà, il rispetto prima della politica

Penso che conferire un'onorificenza cittadina come il San Giorgio d'Oro a un genitore che, vedendo altri ragazzi in pericolo, non ha esitato a rischiare la propria vita per salvarli sia una cosa giusta.
Su questo voglio essere chiaro, capitemi: l'atto è nobile, umano, degno del massimo rispetto.
Forse, però, non è questo il momento.
Forse la politica dovrebbe stare fuori da tutto questo.
Fuori dal dolore, fuori dal lutto, fuori dalle ustioni gravi, fuori dalle urla che ancora oggi si sentono negli ospedali. Perché quella notte di Capodanno non è diventata una tragedia per caso.
È diventata una tragedia anche per colpa dei permessi concessi a chi non doveva averli, per accordi poco chiari con il proprietario del locale, per legami con il malaffare che certa politica conosce bene. È anche per queste responsabilità, sistemiche e collettive, che una notte di festa si è trasformata in inferno.
Certo, c'è la colpa dei fuochi, della spavalderia giovanile — di cui tutti, prima o poi, siamo stati vittime — e c'è anche l'abbandono di alcuni genitori che permettono ai figli minorenni di fare tutto, senza limiti, senza controllo.
Ma educare non è repressione. Educare non è "patriarcato" nel senso ideologico che certa sinistra ama demonizzare. Educare significa insegnare il limite, spiegare che non tutto è accettabile, che non si può vivere solo di like, che bisogna sapersi difendere dalle trappole degli altri e dalle proprie illusioni.
Ed è per questo che oggi stona vedere la politica salire sul palco del dolore.
Caro Sindaco, aspetti.
Lasci che questo riconoscimento venga conferito nel momento giusto, dal Consiglio comunale riunito, in modo condiviso, unanime, senza bandiere e senza riflettori.
Non trasformi un atto di eroismo autentico, compiuto da un nostro concittadino, in merce politica.
Ci sono momenti in cui governare significa fare un passo indietro.
Oggi è uno di quelli.
Djàvlon
