Falcomatà se ne va: sollievo per molti? Rimpianto per pochi?

17.11.2025

"Falcomatà se ne va, dove se ne va questo non si sa…". Una musica storica che oggi sembra risuonare nelle strade di Reggio Calabria, (leggete le parole di questa canzone di Sergio Endrigo, alla fine dell'articolo e capirete) per alcuni come un canto di liberazione, per altri come una malinconica melodia di addio. La città si divide: c'è chi sospira di sollievo e chi, al contrario, vive questo passaggio con ansia e preoccupazione.

Il sollievo riguarda la maggior parte dei cittadini, almeno ascoltando la voce della gente comune. Secondo molti, Falcomatà sarebbe stato il peggior sindaco della storia recente, addirittura peggiore di chi ne ha assunto le funzioni negli intermezzi amministrativi. Per altri — pochi, a onor del vero — l'uscita di scena rappresenta invece una perdita.

Un dato appare certo: ha fatto rimpiangere sia Scopelliti, che Arena, Reale e persino suo padre Italo, a cui, secondo l'opposizione reggina, e molti esponenti di sinistra avrebbe offuscato nome e gesta.

Le classifiche che parlano

Reggio Calabria oggi è ultima, o comunque agli ultimi posti, in quasi tutte le classifiche nazionali sulla qualità della vita. Nell'ultima graduatoria disponibile è terzultima, ma solo perché a Caltanissetta non sono stati ancora certificati i voti. Un quadro che descrive, più di ogni opinione, lo stato della città.

Le eredità mancate

Una valutazione schietta porta a riconoscere che Falcomatà e la sua squadra sono riusciti a far scomparire gran parte di ciò che di buono era stato costruito in passato — anche da suo padre.
Lo sport reggino, un tempo fiore all'occhiello, si è dissolto:

  • la Reggina, un simbolo cittadino, è stata trascinata verso il baratro;

  • la Viola, invece di rinascere, è sprofondata ancora di più;

  • i trasporti metropolitani restano solo un concetto sulla carta;

  • buche, sporcizia, alberi pericolanti, diventati parte del paesaggio;

  • spazi storici abbandonati, come il Lido Comunale;

  • perfino episodi che hanno indignato molti credenti, come lo show di Fedez — definito da diversi cittadini "blasfemo" — in piena festa della Madonna.

Tutto respira un'aria diffusa di "finalmente ce ne siamo liberati". Ma sarebbe troppo facile fermarsi qui.

Il mea culpa collettivo

Se non facciamo un vero mea culpa e non correggiamo la rotta, rischiamo di restare a lungo impantanati in questo declino. E allora, come dice il consigliere Ripepi, forse servirà davvero una rivoluzione:
non contro Falcomatà o la sua giunta — regolarmente ultima — ma contro quel sistema di politica e burocrazia che continua a trascinare Reggio sempre più giù nelle sue sabbie mobili.

Dire BASTA, davvero

È il momento di dire BASTA, e che questo BASTA sia concreto.
Fuori da Reggio chi lavora contro Reggio: dalla politica allo sport, dall'amministrazione alle partecipate.

Siamo primi soltanto in ciò che Dio ci ha donato — panorami splendidi — e in ciò che i nostri antenati ci hanno lasciato: storia, cultura, tradizioni. Tutto, purtroppo, oggi maltrattato.

Peggio di così è difficile fare. Al massimo si può provare a fare uguale — ma anche questo richiederebbe impegno.

Masaniello Pasquino

L'Arca di Noè di Sergio Endrigo

Un volo di gabbiani telecomandati (droni)
e una spiaggia di conchiglie morte (Reggio)
nella notte una stella d'acciaio
confonde il marinaio
strisce bianche nel cielo azzurro (scie chimiche)
per incantare e far sognare i bambini
la luna è piena di bandiere senza vento
che fatica essere uomini (reggini)
partirà
la nave partirà dove arriverà
questo non si sa
sarà come l'Arca di Noè
il cane il gatto io e te
un toro è disteso sulla sabbia
e il suo cuore perde kerosene (inquinamento della nostra città)
e ogni curva un cavallo di latta
distrugge il cavaliere
terra e mare polvere bianca
una città si è perduta nel deserto (Reggio)
la casa è vuota non aspetta più nessuno (tutti emigrati)
che fatica essere uomini (Reggini)

mi fermo qui ai posteri l'ardua sentenza.