Jair non c’era, ma i Bolsonaro si, eletta l’intera famiglia

Jair Bolsonaro non c'è, ma la sua famiglia lo rappresenta: il Brasile cambia volto
Il Brasile è in festa. E la cosa più sorprendente è che la partita per la Presidenza della Repubblica non è ancora finita.
Flávio Bolsonaro non è ancora presidente del Brasile: il primo turno lo ha portato davanti a Lula, ma il verdetto definitivo arriverà soltanto il 25 ottobre, con il ballottaggio. Eppure, nelle strade, nelle piazze e soprattutto nell'umore di una parte consistente del Paese, qualcosa è già cambiato.
Ci sono persone con le lacrime agli occhi. Non necessariamente perché abbiano già conquistato il Palácio do Planalto, ma perché vedono nei risultati del 4 ottobre il ritorno di una forza politica che molti avevano considerato ridimensionata.
La vera notizia, infatti, non è soltanto il risultato presidenziale.
È il Congresso.
Il campo bolsonarista esce dalle urne con una presenza molto più forte in Parlamento. Il PL ha conquistato 19 dei 54 seggi del Senato messi in palio e arriverà alla nuova legislatura con 28 senatori. Alla Camera, le proiezioni indicano il PL come prima forza, con circa 121 deputati.
E poi c'è la famiglia Bolsonaro.
Michelle Bolsonaro è stata eletta senatrice nel Distretto Federale. Carlos Bolsonaro è stato eletto senatore in Santa Catarina. Jair Renan Bolsonaro è stato eletto deputato federale nello stesso Stato e Renato Bolsonaro, fratello di Jair, ha conquistato un seggio alla Camera per San Paolo.
Insomma, mentre il Brasile aspetta di sapere chi sarà il prossimo presidente, una parte della nuova architettura politica del Paese è già uscita dalle urne.
Ed è qui che si apre un altro capitolo, quello del Supremo Tribunal Federal.
Il nuovo equilibrio del Senato rende concretamente possibile riaprire una battaglia politica che il bolsonarismo porta avanti da tempo: quella contro alcuni ministri del STF. Oggi, secondo le analisi pubblicate dopo il voto, il campo bolsonarista e i suoi alleati sono ancora sotto la soglia dei 54 voti necessaria per rimuovere un ministro della Corte, ma si trovano molto più vicini a quella soglia.
E allora il punto non è dire oggi che qualcuno sarà certamente sottoposto a impeachment, né prevedere fughe o dimissioni che non sono ancora avvenute.
Il punto è un altro: il rapporto di forza istituzionale è cambiato.
E quando cambia il rapporto di forza, cambiano anche le certezze di chi, fino a ieri, pensava di avere davanti a sé un Parlamento incapace di mettere realmente in discussione determinate decisioni.
Non parlerò qui di urne truccate, di complotti o di brogli senza prove verificabili. Non servono.
Bastano i numeri usciti dalle urne.
Il Brasile ha mandato un messaggio politico che nessuno può ignorare. La Presidenza è ancora da decidere. Il Congresso, invece, ha già iniziato a cambiare volto.
E forse è proprio questo che spiega le lacrime di quelle persone nelle strade.
Per loro, la festa non è ancora quella della vittoria di un presidente.
È la festa della sensazione che, dopo anni di scontro politico e istituzionale, qualcosa stia finalmente tornando nelle loro mani.
Il 25 ottobre dirà chi guiderà il Brasile.
Ma il giorno dopo il voto, qualunque sia il nome del presidente, nessuno potrà governare ignorando il nuovo Congresso.
Ed io lo sapete sono in lacrime anch’io, di gioia. possono truccare le urne, incarcerarci e sequestrare i nostri beni pur non avendo detto o fatto assolutamente niente di male, ma non potranno toglierci la nostra libertá.
Siamo di nuovo vivi e piu forti.
Djàvlon
