L’anima in viaggio: quando Calabria e Brasile si incontrano nella musica

16.09.2026

All'ambasciata del Brasile a Roma, il recital dedicato ad Amedeo Rocco Armentano diventa un ponte tra due Paesi, due culture e una storia comune

Essere invitati all'Ambasciata del Brasile a Roma da un carissimo amico, oggi tra i più prestigiosi rappresentanti dell'Itamaraty, è già un grande onore. Se ad accoglierti è l'ambasciatore Renato Mosca de Souza, diplomatico formatosi nella grande scuola brasiliana e uomo di straordinaria cultura e sensibilità, l'emozione diventa ancora più intensa.

Essere poi ospite del ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli, scoprendone da vicino la preparazione, la completezza culturale e l'efficienza del suo staff, rende tutto ancora più significativo. Ma quando l'intera manifestazione è dedicata a un grande compositore calabrese emigrato in Brasile, allora, per me, si raggiunge un momento di autentica estasi.

La splendida Sala Palestrina di Palazzo Pamphilj, sede dell'Ambasciata del Brasile, in Piazza Navona 14 a Roma, ha ospitato il recital "L'anima in viaggio. Amedeo Rocco Armentano tra Brasile e Italia", promosso dal ministro della Cultura della Repubblica Italiana e dall'ambasciatore della Repubblica Federativa del Brasile.

L'appuntamento si è svolto lunedì 14 settembre 2026, nel sessantesimo anniversario della scomparsa di Amedeo Rocco Armentano, musicista, compositore e intellettuale nato a Scalea nel 1886 e morto a San Paolo del Brasile nel 1966.

La serata è stata impreziosita dal recital della pianista Silva Costanzo, con la partecipazione del violinista Samuel Dias. Attraverso il pianoforte e il violino, i due artisti hanno restituito voce e profondità all'eredità musicale di Armentano, trasformando la commemorazione in un autentico viaggio dell'anima tra la Calabria e il Brasile.

Non una semplice celebrazione, dunque, ma un incontro vivo con la musica, capace di attraversare il tempo e l'oceano.

Bellissima anche l'immagine scelta per l'invito ufficiale: un pianoforte nero dal quale si levano onde sinuose che intrecciano i colori del Brasile e dell'Italia. Il verde, l'oro e il blu brasiliani incontrano il bianco, il rosso e il verde italiani, traducendo graficamente il significato più profondo della serata: due Paesi, due culture e un'unica anima musicale.

È stata una serata di alta musica, di incontri autentici, di coisinhas brasiliane e dell'immancabile pão de queijo. Seduto accanto all'avvocato D'Amico, ho potuto salutare amici e numerose personalità, ritrovandomi immerso in un ambiente nel quale cultura, diplomazia e rapporti umani si fondevano con naturalezza.

Particolarmente significativa è stata la presenza del sindaco di Scalea, Mario Russo, e dell'assessore alla Cultura e ai Rapporti con gli enti locali e sovracomunali Annalisa Alfano. Con loro anche la soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza, Paola Aurino, le nipoti del compositore, Giselda e Silvia Armentano, e una parte della famiglia italiana e brasiliana.

Amedeo Rocco Armentano non fu soltanto un musicista emigrato. La sua vita rappresenta ancora oggi un ponte tra Scalea e San Paolo, tra la Calabria e il Brasile, tra una terra lasciata fisicamente e un'identità mai dimenticata.

Il suo legame con Torre Talao, luogo nel quale volle creare un centro di studio ispirato alla tradizione pitagorica, aggiunge alla sua vicenda musicale una dimensione filosofica e spirituale. Armentano portò con sé in Brasile la Calabria più profonda: non soltanto una provenienza geografica, ma un patrimonio di pensiero, memoria e appartenenza.

Tra gli ospiti della serata, una presenza davvero speciale: la principessa Elettra Marconi, figlia del grande Guglielmo Marconi, l'uomo che rivoluzionò per sempre le comunicazioni.

Anche in questo caso esiste un filo straordinario che unisce Roma al Brasile. Il 12 ottobre 1931, dal proprio studio di via Condotti a Roma, Guglielmo Marconi azionò il dispositivo che inviò l'impulso destinato ad accendere le luci del Cristo Redentore di Rio de Janeiro. Il segnale, partito da Roma, raggiunse la stazione radio di Coltano, fu rilanciato verso l'Inghilterra e quindi trasmesso in Brasile, fino al sistema d'illuminazione del monumento sul Corcovado.

Non dalla nave Elettra, dunque, ma da Roma: un gesto compiuto a migliaia di chilometri di distanza, diventato una delle più suggestive dimostrazioni delle possibilità offerte dalle onde radio.

Quasi un secolo dopo, nella stessa città, la presenza della principessa Elettra Marconi ha assunto un significato ancora più profondo. Nel 1931 un segnale invisibile attraversò l'oceano per illuminare il simbolo di Rio de Janeiro; nel 2026 sono state la musica e la memoria di un calabrese emigrato a riunire nuovamente Italia e Brasile.

La serata ha consentito anche di conoscere più da vicino il ministro Alessandro Giuli, uomo completo, colto e capace di sorprendere per la vastità della propria preparazione, accompagnato da uno staff efficiente e attento. Allo stesso tempo, ritrovare Renato Mosca de Souza ha significato riabbracciare un caro amico divenuto uno dei rappresentanti più autorevoli della diplomazia brasiliana.

Un diplomatico di altissimo livello, ma soprattutto un uomo capace di conservare umanità, semplicità e attenzione verso gli altri.

Italia e Brasile si sono così ritrovati nella cultura, nella musica, nella memoria dell'emigrazione e nella capacità di costruire ponti. È stata una di quelle occasioni nelle quali si comprende che la diplomazia più autentica non nasce soltanto dai protocolli, ma dagli uomini, dalle storie e dai sentimenti condivisi.

Una serata bellissima, certamente. Ma soprattutto una serata capace di ricordarci che si può lasciare la Calabria senza che la Calabria lasci mai noi.

Andrea Ruggeri


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