Mozart e rose bianche per Valentino

24.01.2026
Camera ardente
Camera ardente

L'ultimo walzer del Maestro: tra Mozart e rose bianche, Roma piange Valentino

ROMA – Un silenzio assorto e composto, rotto solo dalle note sublimi del genio e dal pianto trattenuto di chi lo ha amato. La Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri ha ospitato l'ultimo, solenne atto della vita di Valentino Garavani. Un addio che è stato specchio fedele della sua esistenza: un perfetto equilibrio tra austerità, sogni e quella bellezza che, come ricordato nell'omelia, "genera vitalità e gioia".

L'ingresso: Mozart e gli affetti più cari

Il feretro è giunto in piazza seguito dalle auto con lo storico socio Giancarlo Giammetti e l'ultimo compagno, Vernon Bruce Hoeksema. A bordo, immancabili, anche i suoi amati carlini, testimoni silenziosi di una quotidianità lontana dai riflettori. L'ingresso in chiesa è avvenuto in un silenzio irreale, subito colmato dalle note del Requiem di Mozart: la Lacrimosa ha accolto la salma, elevando il dolore a una dimensione sacrale.

Un giardino di purezza e il tocco di Claudia Schiffer

L'interno della Basilica era un trionfo di rose bianche, decine e decine di composizioni predisposte secondo il desiderio espresso dallo stilista. Un candore interrotto solo fuori dalla chiesa dove, tra le corone istituzionali, spiccava l'omaggio di Claudia Schiffer: un cuscino di rose rosse, unico sprazzo del celebre "Rosso Valentino" in un mare di bianco.

Tra i presenti, il gotha della moda e del cinema mondiale: da una commossa Anne Hathaway ad Anna Wintour, fino a Donatella Versace e Liz Hurley. Il dress code degli ospiti è stato all'insegna della massima sobrietà: tailleur austeri e cappotti neri, con piccoli, discreti tocchi di rosso in una sciarpa di seta o in un dettaglio del cappello, quasi un codice segreto tra gli appartenenti al suo "mondo".

La colonna sonora dell'anima

La funzione è stata un vero programma concertistico. Dopo Schubert e Fauré, il momento più toccante è arrivato con l'omelia di don Pietro Guerini: "Grazie per il tesoro di bellezza che ha saputo generare. Mi piace immaginarla davanti al Signore mentre raccoglie i frutti della bellezza che salva".

Ma è stato alla fine della messa che il cuore della Basilica si è fermato. Vernon Bruce Hoeksema, in lacrime e con la voce rotta, ha preso la parola per l'estremo saluto: "Non ti dico arrivederci, ma grazie". Poche parole che hanno racchiuso il senso di una vita condivisa.

L'uscita: da Puccini a Umberto Bindi

All'uscita, mentre il feretro veniva posto sull'auto funebre adorno di un cuscino di rose bianche, la filodiffusione ha diffuso l'aria "O mio babbino caro" di Giacomo Puccini, seguita dalle note de "Il nostro concerto" di Umberto Bindi.

Un applauso infinito ha accompagnato il Maestro mentre lasciava il centro di Roma verso il cimitero di Prima Porta. Valentino se ne va lasciando una "nuova sapienza di vita" e la consapevolezza che, sebbene l'uomo si sia spento a 93 anni, la bellezza che ha seminato resterà eterna.

Cris Vicente