Sandokan arrestato come Can Yaman

Il prezzo del successo: tra idolatria e autodistruzione
Normalmente, il nostro settimanale non si occupa di arresti o denunce, a meno che non riguardino questioni di rilevanza sociale collettiva. Il nostro approccio non è mai volto a stabilire colpevolezze o innocenze, poiché crediamo fermamente nel diritto alla difesa prima di ogni condanna. Tuttavia, esiste una categoria di persone — forse la più in vista — che per notorietà o carisma viene idolatrata al punto da sembrare quasi immune alle conseguenze delle proprie azioni: gli artisti.
Il mito dell'artista maledetto
Molti protagonisti dello spettacolo sembrano destinati a cadere ciclicamente nei medesimi errori. Grandi nomi di Hollywood come Demi Moore, Samuel L. Jackson, Robert Downey Jr., Johnny Depp e perfino Jack Nicholson hanno vissuto momenti bui. Per non parlare del mondo della musica, dove il successo appare spesso indissolubilmente legato all'abuso di alcol e droga. Dopo i casi eclatanti che hanno coinvolto figure come Puff Daddy, Jay-Z e Beyoncé, speravamo che certi scenari fossero ormai lontani, eppure il binomio "fama e dipendenza" continua a ripresentarsi.
La disparità di trattamento da parte dell'opinione pubblica è evidente: se un cittadino comune si droga o si ubriaca, la società lo scarta e lo isola. Quando a farlo è una stella, scatta invece una forma di giustificazione o difesa collettiva. Forse è proprio questo "protezionismo" a permettere che molti continuino lungo una strada autodistruttiva fino alla morte, come accaduto alla voce straordinaria di Amy Winehouse o al talento immenso di Michael Jackson.
Lo stigma su una categoria
Oggi, per una parte dell'opinione pubblica, l'artista è diventato sinonimo di ostentazione, feste sfrenate e consumo di stupefacenti. Sebbene la maggioranza degli artisti conduca vite regolari e professionali, basta un singolo caso eclatante per gettare fango sull'intera categoria. Non stiamo parlando degli anni '70 o '80, quando certi eccessi erano quasi di moda; parliamo della realtà odierna.
Il caso Can Yaman: da Sandokan al blitz di Istanbul
L'ultimo caso a scuotere l'ambiente è quello di Can Yaman. L'attore turco, noto al pubblico italiano per il recente remake di Sandokan girato anche in Calabria, è finito in manette durante un blitz antidroga in una nota discoteca di Istanbul.
Sebbene su di lui non pendesse alcun mandato d'arresto, sarebbe stata una soffiata a incastrarlo: durante la retata, secondo il quotidiano Hurriyet, l'attore sarebbe stato trovato in possesso di sostanze stupefacenti. Insieme a lui sono stati fermati l'attrice Selen Gorguzel e altri cinque compagni. Entrambi sono stati sottoposti ad analisi del sangue presso l'Istituto di medicina legale. Le accuse sono pesanti: possesso di droghe per uso personale, agevolazione dell'uso di stupefacenti e persino sospetti legati all'incoraggiamento o alla facilitazione della prostituzione.
Fiction e realtà: il paradosso del pirata
In Turchia, le leggi sulle sostanze stupefacenti sono rigorose e non permettono deroghe. In definitiva, ognuno è libero di gestire la propria vita privata, ma il mancato rispetto della legge cambia la prospettiva: puoi essere l'attore più bello e bravo del mondo, ma se agisci con tale leggerezza, dimostri una profonda immaturità umana.
C'è un amaro paradosso in questa vicenda. Nella fiction, Sandokan era un pirata che lottava per gli altri, perseguitato dal malvagio capitano Brooke, un mercenario senza scrupoli che faceva uso di droghe. Nella vita reale, purtroppo, le parti sembrano essersi invertite: il "Sandokan" di oggi è quello che si è lasciato travolgere dalle sostanze.
Djàvlon
