Tennis, la salute degli atleti merita dati, non verità precostituite
Il giornalismo dovrebbe fare domande, verificare le risposte e mettere in discussione anche le spiegazioni più comode. Quando si parla della salute degli sportivi, ad esempio il nostro Sinner, questo dovere diventa ancora più importante: infortuni, malattie e sofferenza psicologica meritano approfondimenti, senza trasformare una possibile interpretazione nella spiegazione universale.
Nell'articolo della Gazzetta dello Sport del 21 ottobre, dedicato al disagio nel tennis vengono richiamati diversi casi di difficoltà fisiche ed emotive. Lo psicologo intervistato parla di stress cronico, burnout e crisi dell'identità dell'atleta, arrivando a evocare un «punto di non ritorno psicologico».
Sono considerazioni che meritano attenzione. Ma quanto sono generalizzabili? Quali studi permettono di collegare casi individuali diversi e descriverli come un'unica emergenza? Nel testo allegato non vengono presentati dati comparativi che consentano di misurare l'andamento del fenomeno nel tempo. Il lettore riceve una successione di episodi e un'interpretazione specialistica: elementi utili, che però richiederebbero ulteriori riscontri per sostenere conclusioni sull'intero tennis professionistico.
La mia critica riguarda proprio questo passaggio: la forza di una narrazione non può sostituire la forza delle prove. Calendari, allenamenti, recupero, pressioni economiche, condizioni cliniche e storia personale devono essere esaminati con rigore, distinguendo problemi differenti.
Lo stesso criterio deve valere quando si discute dei vaccini contro il Covid specialmente dopo l’intervento del dott. Frajese in commissione Covid che ha scioccato gli ingnaro e aperto le menti di molti.
Gli effetti avversi riconosciuti, comprese rare miocarditi e pericarditi associate ai vaccini a mRNA, e non solo, devono poter essere discussi e studiati apertamente. Sono rischi riconosciuti anche dalle autorità sanitarie. Questo, tuttavia, non dimostra che siano la causa degli infortuni o del disagio psicologico dei tennisti citati. (cdc.gov)
Anche il richiamo a Novak Djokovic richiede coerenza: si possono criticare le campagne di colpevolizzazione contro chi ha rifiutato la vaccinazione, senza trasformare la carriera di un singolo campione in una prova clinica sul confronto tra vaccinati e non vaccinati. Per quel confronto servono studi, diagnosi e gruppi comparabili, anche se con un’eta al limite della longevita sportiva dimostra di stare in ottima salute.
Accusare un giornale di sostenere un progetto eugenista richiederebbe prove specifiche di quell'intento, che nell'articolo allegato non emergono, ma portano specialmente noi ad avere dubbi. In altri articoli, tuttavia, simili orientamenti possono risultare molto più espliciti: per questo è necessario valutare ogni testo nel suo contesto, esaminando con attenzione linguaggio, fonti, omissioni e conclusioni. Resta una richiesta precisa da rivolgere alla stampa: approfondire, documentare e dichiarare i limiti delle proprie conclusioni e aprire i propri orizzonti da troppo tempo chiusi sul falso perbenismo comune e ormai distanti dalla veritá.
La salute degli atleti merita un'informazione capace di fare domande scomode e di pretendere prove anche per le risposte che preferisce.
Masaniello Pasquino
