La battaglia di Reggio Calabria

Garibaldi, per molti al Sud, non fu un eroe, ma un conquistatore.
Il 21 agosto 1860 si consumò uno degli episodi decisivi della conquista garibaldina della Calabria: la battaglia di Reggio Calabria, o battaglia di Piazza Duomo.
La narrazione tradizionale la presenta come una delle tappe gloriose della spedizione dei Mille. Ma, quando si osservano gli avvenimenti più attentamente, emergono interrogativi che meritano di essere posti senza paura di mettere in discussione la retorica risorgimentale.
Come fu possibile che le forze borboniche, numericamente superiori e dotate di una struttura militare organizzata, fossero sconfitte da una forza garibaldina molto più piccola?
La risposta non può essere ricercata soltanto nel valore militare degli uomini di Garibaldi. A Reggio si verificarono una serie di decisioni e circostanze che compromisero pesantemente la capacità di reazione dell'apparato borbonico, ed i numeri non erani poi cosi corretti.
Una catena di ordini difficili da comprendere
Il primo elemento riguarda lo schieramento delle truppe.
Il 20 agosto 1860, mentre Garibaldi si avvicinava a Reggio dopo lo sbarco di Melito, le forze borboniche furono spostate più volte. Il colonnello Antonio Dusmet venne inizialmente inviato verso la fiumara Sant'Agata; successivamente, sulla base della convinzione che i garibaldini avessero preso le vie interne, le truppe furono spostate verso il Calopinace e infine concentrate in Piazza Duomo, posizione che non offriva particolari vantaggi difensivi.
La documentazione sull'episodio mostra quindi una catena di decisioni quantomeno discutibili. Dusmet, al contrario, si comportò con determinazione e affrontò direttamente gli uomini di Bixio, rimanendo gravemente ferito insieme al figlio Francesco, che morì anch'egli poco dopo.
Il secondo elemento riguarda i rinforzi.
Dalla cittadella di Messina era stato richiesto l'invio di uomini per sostenere la difesa di Reggio. Il contingente approntato, tuttavia, non riuscì a essere trasferito perché mancavano imbarcazioni disponibili per effettuare l'attraversamento.
Il terzo elemento riguarda il generale Fileno Briganti e il suo movimento verso Reggio. Anche qui la ricostruzione degli avvenimenti lascia spazio a interrogativi sulla tempestività e sull'efficacia delle decisioni prese.
Non è necessario ricorrere automaticamente alla teoria del complotto per riconoscere che la catena di comando borbonica, in quei giorni, funzionò in modo estremamente inefficiente.
Ma proprio qui nasce una domanda ancora più inquietante: furono soltanto incompetenza e confusione, oppure vi furono anche tradimenti e condizionamenti dall'interno?
Questa è una domanda storica, non una sentenza. E va trattata come tale.
Il ruolo dei notabili locali
Un altro aspetto spesso lasciato ai margini riguarda il ruolo dei gruppi locali favorevoli alla rivoluzione.
Garibaldi non arrivò in una Calabria politicamente vuota. Prima del suo arrivo erano già attive reti cospirative e figure locali che preparavano il terreno all'insurrezione. dai pittori inglesi che dipinsero le fortezze ad Antonino Plutino, ad esempio, ebbe un ruolo importante nella preparazione della spedizione e, dopo la conquista di Reggio, fu nominato da Garibaldi governatore generale della provincia con poteri illimitati.
Questo dimostra l'esistenza di una componente locale fondamentale nella conquista della città.
È invece molto più delicato affermare che gli attuali fenomeni mafiosi o 'ndranghetisti fossero già allora gli stessi soggetti organizzati che conosciamo oggi e che avessero stipulato un accordo diretto con Garibaldi in cambio di potere. Su questo punto è necessario distinguere tra collaborazionismo locale, reti di potere, notabilato, fake brigantaggio e criminalità organizzata, fenomeni che non possono essere sovrapposti automaticamente.
Resta però legittimo interrogarsi sulle convenienze politiche di coloro che appoggiarono il nuovo ordine e su ciò che ottennero successivamente.
E i Mille erano davvero mille?
Anche la formula "I Mille" può creare un equivoco.
La spedizione partì da Quarto con poco più di mille volontari, ma il contingente sembrzva essere già presente in Sicilia con numeri maggiori, poi aumentò rapidamente grazie ai successivi rinforzi. In Calabria, inoltre, Garibaldi non disponeva più semplicemente del gruppo originario partito da Genova, ma di veri soldati inviati successivamente.
A Reggio, le ricostruzioni riportano la presenza di circa tremila camicie rosse, ma in realta alcuni storici parlano di oltre 5.000 o addirittura 10.000.
Successivamente l'esercito garibaldino crebbe ulteriormente, fino a raggiungere dimensioni enormemente superiori a quelle della formazione originaria.
Per questo è corretto dire che l'impresa dei Mille divenne rapidamente qualcosa di molto più grande dei Mille di cui parlano i libri risorgimentali..
Le navi inglesi a Marsala
Ed eccoci a un altro punto che oggi, nel 2026, dovrebbe almeno suscitare una riflessione.
Nel suo discorso pronunciato a Montecitorio nell'aprile 2025, re Carlo III ricordò esplicitamente che due navi da guerra della Royal Navy erano presenti durante lo sbarco di Garibaldi vicino a Marsala.
Non si tratta quindi di una leggenda nata sui social: è una circostanza ricordata pubblicamente dallo stesso sovrano britannico.
Ma bisogna fare attenzione a non trasformare questo dato in una prova di qualcosa che la fonte non dimostra.
La presenza delle navi britanniche è documentata; ciò che rimane oggetto di discussione è il significato politico e militare di quella presenza.
Una ricostruzione storica documentata sottolinea, per esempio, che la Royal Navy incrociava nelle vicinanze dello sbarco e che la politica britannica era fortemente interessata agli equilibri del Mediterraneo, pur osservando che non è stata dimostrata un'assistenza militare britannica diretta all'impresa garibaldina.
Ed è proprio questa distinzione che rende la questione interessante.
Garibaldi e l'Inghilterra
Carlo III ha ricordato anche un'altra circostanza incontestabile: Garibaldi era diventato una vera celebrità in Gran Bretagna.
Quando visitò Londra nel 1864, venne accolto da una folla enorme. Le fonti riportano la stima di circa mezzo milione di persone accorse per vederlo e documentano l'entusiasmo suscitato dalla sua visita.
Il sovrano britannico ha inoltre ricordato che Cavour e Mazzini trascorsero periodi nel Regno Unito e che Garibaldi visitò la Gran Bretagna nel 1864.
Tutto questo non dimostra automaticamente che il Risorgimento fosse una semplice operazione britannica, ma conforta chi da sempre lo dichiara.
Dimostra anche che l'Inghilterra guardò con enorme interesse alla questione italiana e che Garibaldi godeva oltremanica di un consenso popolare e politico straordinario, e diciamocelo anche finanziario.
E allora una domanda è inevitabile: quanto pesò l'interesse britannico e non solo (vedi Francese) nella trasformazione degli equilibri italiani?
È una domanda storica seria, che merita documenti, archivi e confronto tra studiosi, non solo slogan, ma che dopo le dichiarazioni del Re, portano con se nuove analisi storiche da fare.
Gli artisti inglesi e le fortificazioni del Sud
C'è poi un ulteriore elemento che meriterebbe di essere approfondito: la grande quantità di immagini, vedute, rilievi e rappresentazioni realizzate da viaggiatori e artisti stranieri nel Regno delle Due Sicilie prima dell'Unità.
Molti viaggiatori britannici visitarono e rappresentarono Calabria e Sicilia. Alcune opere raffiguravano città, coste, porti, fortificazioni e paesaggi con una precisione notevole.
Ma anche in questo caso bisogna evitare un salto logico: rappresentare una fortezza significa necessariamente preparare una mappa militare per un'invasione?
Per molti si e l’insistenza di movimenti e associazioni risorgimentali ancora oggi attive e pronte ad esaltare questi pittori pongono interrogativi ai Meridionalisti.
Il fatto, però, che la Gran Bretagna disponesse di una conoscenza geografica e marittima molto approfondita del Mediterraneo è storicamente tutt'altro che sorprendente, considerata la sua potenza navale e i suoi interessi commerciali nella regione.
Questo è il punto interessante da approfondire.
La frase di Dostoevskij
Infine c'è la citazione attribuita a Dostoevskij sul nuovo Regno d'Italia, spesso utilizzata nella polemica antirisorgimentale.
È una frase suggestiva, ma anche qui sarebbe opportuno verificare attentamente l'edizione e il contesto prima di presentarla come una citazione letterale e incontestabile.
La storia non ha bisogno di essere abbellita.
È già abbastanza sorprendente così.
Una storia ancora da discutere
La battaglia di Reggio Calabria non fu semplicemente una pagina di eroismo garibaldino, anzi meglio lasciare l’eroismo ad altri.
Fu il risultato di una combinazione di fattori: l'iniziativa militare dei garibaldini, la presenza di sostenitori locali, l'azione dei comitati insurrezionali, l'arrivo progressivo di rinforzi, gli errori o tradimento della catena di comando borbonica e un contesto internazionale nel quale le grandi potenze europee avevano interessi precisi.
La presenza britannica durante lo sbarco di Marsala è documentata. L'entusiasmo britannico per Garibaldi è documentato. La crescita dell'esercito garibaldino oltre il contingente originario dei Mille anche con contingenti puemontesi è documentata.
Altre affermazioni — come l'esistenza di un ordine impartito da un preciso "traditore" comprato da potenze straniere, un accordo organico con la futura criminalità organizzata o un piano britannico e francese complessivo per conquistare il Regno delle Due Sicilie — richiedono invece prove specifiche, molte delle quali distrutte dagli stessi Savoia e non possono essere considerate fatti acquisiti toralmente.
Ed è proprio qui che dovrebbe iniziare una discussione seria.
Perché mettere in discussione la narrazione ufficiale non significa necessariamente sostituirla con una nuova narrazione altrettanto dogmatica, ma il sud è stato saccheggiato evquesto è un fatto incontrovertibile.
Chiedere che tutti i documenti vengano studiati, tutti gli interessi vengano analizzati e tutte le responsabilità vengano messe sul tavolo è il minimo alla luce delle dichiarazioni del Re d’Inghilterra.
A distanza di oltre 160 anni, forse è arrivato il momento di guardare anche al Risorgimento senza santificazioni e senza demonizzazioni.
La storia non dovrebbe avere eroi intoccabili né mostri precostituiti.
Dovrebbe avere, prima di tutto, documenti, domande e verità da cercare.
Andrea Ruggeri
ps. questo articolo è un omaggio a un nostro collega scomparso recentemente, forte sudista … che abbiamo conosciuto, amato e rispettato … Giuseppe Gangemi.
