Quando la memoria conta più della polemica: finalmente anche la Gazzetta difende la storia del calcio italiano

01.07.2026

Per anni molti tifosi hanno avuto la sensazione che una parte della stampa sportiva italiana, e in particolare La Gazzetta dello Sport, fosse spesso più severa con la Nazionale e con i grandi campioni italiani che con altri protagonisti del nostro calcio. Non sono mancate critiche feroci agli azzurri, mentre l'attenzione sembrava concentrarsi soprattutto sulle vicende dell'Inter e dei suoi successi e scandali.

Per questo sorprende, ma in senso positivo, leggere l'articolo di Luigi Garlando, "L'Italia è scarsa". Pensi al karma, caro Mertesacker: Canale aveva un 3 come Grosso, pubblicato in risposta alle dichiarazioni dell'ex difensore tedesco Per Mertesacker.

L'articolo nasce dalle parole dell'ex campione della Germania, oggi opinionista televisivo, che aveva liquidato l'Italia con una frase sprezzante: "L'Italia è scarsa, è assente al Mondiale e non merita di essere menzionata."

Una dichiarazione che non è solo una provocazione sportiva, ma che riporta alla memoria un atteggiamento che, negli anni, una parte della stampa tedesca ha spesso riservato al calcio italiano.

Garlando ricorda infatti come, alla vigilia della storica semifinale di Dortmund del 2006, alcuni giornali tedeschi definirono gli italiani "mammoni, parassiti e viscidi", arrivando persino a rappresentare la formazione azzurra stampata sopra una pizza, in un evidente tentativo di ridicolizzare una nazione intera.

La risposta del campo fu memorabile: il sinistro di Fabio Grosso, il raddoppio di Alessandro Del Piero e, pochi giorni dopo, la Coppa del Mondo alzata a Berlino davanti a una Germania incredula.

Nel suo articolo, Garlando costruisce con ironia il concetto di "karma calcistico", ricordando come proprio dopo le parole di Mertesacker la Germania sia stata eliminata ai rigori dal Paraguay. Una coincidenza resa ancora più suggestiva dal fatto che il rigore decisivo sia stato realizzato da José Canale, numero 3, proprio come Fabio Grosso nel 2006.

Naturalmente il karma appartiene più alla narrativa sportiva che alla realtà, ma il messaggio è chiaro: la memoria del calcio non si cancella con una battuta televisiva.

Ed è proprio questo il punto più importante.

Finalmente leggiamo un articolo della Gazzetta dello Sport che non si limita all'autocritica verso il calcio italiano, ma ricorda con orgoglio ciò che rappresenta la nostra storia.

Non è nazionalismo, né nostalgia.

È semplicemente il rispetto dovuto a una Nazionale che ha conquistato quattro Coppe del Mondo, ha scritto pagine leggendarie della storia del calcio e continua a essere uno dei riferimenti del calcio mondiale, anche nei momenti difficili.

Le critiche sono giuste quando servono a crescere.

Ma esiste una differenza sostanziale tra l'analisi tecnica e il disprezzo gratuito.

Quando dall'estero arrivano dichiarazioni che liquidano l'Italia come una nazionale "che non merita nemmeno di essere nominata", è doveroso ricordare che il rispetto si conquista sul campo, e la storia degli azzurri parla da sola.

L'articolo di Luigi Garlando è polemico, certamente, ma rappresenta anche una risposta equilibrata a parole ben più pesanti pronunciate contro il nostro calcio.

Forse è questo l'aspetto più significativo: dopo anni in cui molti tifosi hanno percepito una stampa pronta soprattutto a sottolineare i limiti degli italiani, vedere finalmente una difesa della nostra identità calcistica restituisce un po' di equilibrio al racconto sportivo.

Perché i risultati passano, le generazioni cambiano, ma la storia resta. E quella dell'Italia, piaccia o no ai suoi detrattori, continua a occupare un posto d'onore nel calcio mondiale.
Djàvlon
 

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