Salone da ballo e ricevimenti alla Casa Bianca, sì o no?
La sala da ballo di Trump e il doppio standard dello scandalo
Insomma, Donald Trump fa costruire una nuova sala da ballo alla Casa Bianca, con annessi rifugi antiatomici, strutture di sicurezza e sistemi di protezione contro eventuali attacchi con droni, e tutti si scandalizzano.
Per i palazzi di Putin o del leader iraniano, invece, sembra che lo scandalo sia molto più difficile da trovare. Ma davvero ci sorprende che il presidente del più potente Paese del mondo abbia bisogno di spazi adeguati per ricevimenti, cerimonie e incontri ufficiali? Avete mai visto le residenze e i palazzi destinati ai grandi capi di Stato? Avete visto il palazzo di Putin? E le residenze della monarchia britannica? E il Quirinale, sede del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella?
Che cosa avrebbe dovuto fare Trump? Affittare una saletta al Caffè Greco per ricevere capi di Stato e delegazioni internazionali?
La questione, naturalmente, può e deve essere discussa sul piano dei costi, dell'impatto architettonico e della tutela di un edificio storico come la Casa Bianca. Ma trasformare automaticamente ogni intervento in uno scandalo rischia di far perdere di vista la realtà: una sede istituzionale di questo livello deve anche poter svolgere le proprie funzioni.
E, tra l'altro, il progetto ha un elemento che dovrebbe far riflettere anche chi guarda con diffidenza all'opera: nella nuova sala da ballo ci sarà anche una parte importante dell'artigianato italiano. Secondo quanto riportato in una dichiarazione di Joshua Fisher, direttore per la gestione e l'amministrazione della Casa Bianca e responsabile del progetto, le colonne corinzie saranno realizzate utilizzando pietra calcarea dell'Indiana di altissima qualità, spedita in Italia per essere scolpita da alcuni tra i più importanti artisti del settore.
La nuova struttura sarà inoltre tutt'altro che una semplice sala per ricevimenti. Secondo la Casa Bianca, il progetto prevede rifugi antiatomici, strutture mediche e militari riservate, oltre a soffitti, pareti, finestre e tetti progettati per resistere a eventuali attacchi con droni. Sono previsti anche vetri antiproiettile e sistemi di protezione contro esplosivi.
Anche le dimensioni dell'intervento danno l'idea della sua imponenza: per le facciate, la Casa Bianca ha acquistato circa 450.000 chilogrammi di acciaio e 27.000 chilogrammi di finiture in alluminio. I rendering mostrano inoltre i sigilli presidenziali sulla facciata, con finiture dorate.
Poi c'è il capitolo giudiziario. A marzo, un giudice federale aveva accolto il ricorso del National Trust for Historic Preservation, bloccando la costruzione della sala e autorizzando soltanto i lavori sotterranei legati alla sicurezza. I lavori, tuttavia, sono proseguiti grazie a sospensive temporanee. Successivamente, la Corte d'Appello ha stabilito che per procedere sarebbe necessaria l'autorizzazione del Congresso. Il Dipartimento di Giustizia ha quindi chiesto alla Corte Suprema di intervenire.
Ed è proprio qui che il dibattito diventa più interessante: una cosa è discutere sulla legittimità dell'opera, sui suoi costi o sulla necessità delle autorizzazioni previste dalla legge; un'altra è gridare allo scandalo semplicemente perché un presidente americano vuole una struttura adeguata al ruolo e alle funzioni della Casa Bianca.
Se vogliamo discutere seriamente, discutiamo di soldi, trasparenza, procedure, tutela storica e opportunità dell'intervento. Ma se il metro dello scandalo deve essere il lusso o la grandezza delle residenze ufficiali, allora bisognerebbe applicarlo a tutti, senza guardare al colore politico del leader di turno.
Perché altrimenti il problema non è la sala da ballo di Trump. È il doppio standard con cui la si giudica.
Djàvlon
