Andrea Pirlo CT azzurro e quel giorno al Granillo

Oggi Andrea Pirlo è il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana.
La notizia ha fatto il giro del Paese in pochi minuti. Per milioni di italiani è il ritorno in azzurro di uno dei più grandi calciatori della nostra storia. Per me, invece, è anche il ritorno di un ricordo.
Un ricordo che profuma di mare, di Via Marina e di amaranto.
Era fine settembre del 1999. Vivevo in Brasile da dieci anni e tornavo a Reggio Calabria dopo una settimana trascorsa a Roma e qualche giorno in Romagna. Avevo voglia di rivedere gli amici, lo Stretto, la mia città. Un aperitivo sul lungomare, un gelato e poi, il giorno dopo, il Granillo, era se non ricordo male il 29 settembre lo ricordo perché un tizio vinse oltre 44 milioni di euro al Superenalotto e ne parlavano tutti.
La Reggina era finalmente in Serie A.
Quando la promozione era diventata matematica, io e quattro amici reggini avevamo festeggiato dall'altra parte dell'oceano. Per tutti era una neopromossa. Per noi era semplicemente "la Reggina", la squadra di una città che aveva atteso quel momento per una vita.
Quel pomeriggio, al Granillo, vidi un ragazzo di vent'anni che aveva qualcosa di diverso dagli altri. era entrato nel sdcondo tempo, ma diede la svolta alla partita. fopo una sua punizione Cirillo con un destro fulminante fece la rete della vittoria, la prima in A a Reggio. La rete è il coronamento di una pressione continua di Andrea e compagno e scatena la gioia di tutti noi al Granillo..
Venivo dal Brasile, un Paese dove il calcio è una lingua madre, e avevo imparato a riconoscere il talento prima ancora dei titoli. Nessuno a Reggio mi conosceva come giornalista, ma decisi di avvicinarmi a lui.
Era Andrea Pirlo.
Gli rivolsi due domande appena finita la partita con il Piacenza, domande che, a distanza di ventisette anni, ricordo ancora perfettamente.
«In Brasile già parlano di te, di Baronio e di Possanzini. Come ti trovi a giocare con loro?».
Mi guardò con quella calma che non lo avrebbe mai abbandonato e rispose:
«Bene, sono grandi campioni e siamo tutti giovani e vogliosi di fare bene».
Poi gli chiesi:
«Come sei arrivato a Reggio?».
Sorrise appena.
«Una scommessa del presidente e dell'allenatore, ma la colpa sembra sia di Roberto».
Quel Roberto era Roberto Baronio, che aveva sostituito nella partita.
All'epoca erano due ragazzi pieni di talento. Oggi, quasi trent'anni dopo, sono ancora insieme: Andrea Pirlo commissario tecnico della Nazionale e Roberto Baronio al suo fianco, da vice. Ci sono amicizie che il calcio non consuma, ma rafforza.
La storia è nota. Pirlo era chiuso all'Inter. Lillo Foti intuì prima di altri che quel ragazzo potesse essere il volto della nuova Reggina. Franco Colomba ne avallò l'arrivo. E Baronio, come avrebbe raccontato molti anni dopo, contribuì a portarlo in amaranto.
Fu una scelta felice per tutti.
La Reggina di quell'anno era giovane, ambiziosa, affamata. Mohamed Kallon, Ciccio Cozza, Simone Giacchetta, Possanzini, Baronio e Pirlo. Una squadra costruita per sfidare il destino e una città pronta ad accompagnarla.
Pirlo ci mise poco a prendersi la scena. Al debutto da titolare, il 19 settembre 1999, regalò l'assist decisivo contro il Bologna, nella prima storica vittoria amaranto in Serie A. Alla fine della stagione saranno 28 presenze e 6 gol. Numeri importanti, ma insufficienti a raccontare ciò che realmente lasciò.
Perché Andrea Pirlo, già allora, sembrava giocare un calcio che apparteneva al giorno dopo.
Poi arrivarono Brescia e Roberto Baggio, il Milan, la Juventus, il Mondiale del 2006, le notti europee, i trofei. Il ragazzo silenzioso incontrato al Granillo divenne una leggenda.
Eppure, ogni volta che sento pronunciare il suo nome, (come il mio) la memoria torna sempre lì.
A quel pomeriggio del 1999.
A una Reggio Calabria innamorata della sua squadra.
A un giovane con il volto pulito che parlava dei compagni prima che di se stesso.
Oggi l'Italia gli affida la panchina più importante. Gli chiede di restituire identità, orgoglio e bellezza al nostro calcio, di tornare a giocate un mondiale.
Io, invece, continuo a vedere quel ventenne con la maglia amaranto e a pensare che, forse, il destino aveva già lasciato qualche indizio.
Perché prima di diventare campione del mondo, prima di alzare coppe e prima di sedersi sulla panchina della Nazionale, Andrea Pirlo è stato un ragazzo arrivato a Reggio Calabria per una scommessa.
Una scommessa vinta da tutti.
Andrea Riggeri
