Brasile, la regolarità del voto non può essere un atto di fede

Sono convinto che qualcosa non abbia funzionato nelle garanzie di regolarità di queste elezioni brasiliane. È una valutazione politica che nasce dalla successione degli eventi: difficoltà nei trasporti, proroga tardiva della votazione, sezioni già chiuse e altre rimaste aperte, sospensione della totalizzazione e un significativo aumento della partecipazione rispetto al primo turno.
Sono circostanze che richiedono una ricostruzione pubblica, documentata e indipendente. La fiducia nelle istituzioni si costruisce consentendo di controllare ciò che hanno fatto.
Il primo problema è la modifica dell'orario. Il Tribunale Superiore Elettorale ha chiarito che la proroga fino alle 19 riguardava soltanto le sezioni nelle quali la votazione non era stata conclusa alle 17. Le urne già chiuse non potevano essere riaperte. (tse.jus.br)
Il comunicato del tribunale elettorale di San Paolo mostra la portata della situazione: l'indicazione di mantenere aperte le sezioni fu trasmessa ai giudici alle 17:18, quando circa l'80% aveva già terminato la votazione e non era possibile riaprire le urne. (tre-sp.jus.br)
Si è così determinata una differenza concreta: alcuni elettori hanno potuto beneficiare del prolungamento, altri non avevano più questa possibilità. Considero questa disparità una questione grave. Occorre spiegare su quali basi sia stata ritenuta giustificata e quali effetti abbia prodotto.
Anche la vicenda degli autobus deve essere chiarita fino in fondo. A Salvador, il sindaco Bruno Reis ha diffuso immagini dell'applicazione di adesivi del PT sui mezzi e attribuito il ritardo di alcuni autobus alla loro rimozione. Sono emerse ricostruzioni contrapposte sulle cause e sull'entità del fermo dei veicoli. (agorarn.com.br, www1.folha.uol.com.br)
Chi ha applicato quegli adesivi? Quando sono iniziate e terminate le operazioni di rimozione? Quali autobus sono rimasti fermi per questa ragione e quali per altri motivi? Quanti elettori sono stati effettivamente ostacolati?
Sono domande essenziali, perché le difficoltà nei trasporti hanno contribuito a motivare una decisione capace di modificare le condizioni della votazione. La giustificazione della proroga deve essere verificata attraverso fatti, orari e responsabilità.
Poi c'è stata la sospensione della totalizzazione. Il TSE ha riferito che la decisione tardiva ha richiesto adattamenti nelle procedure e la temporanea interruzione della ricezione dei verbali elettronici, con un accumulo di file in attesa di elaborazione. (tse.jus.br)
Questo passaggio richiede trasparenza tecnica: quali operazioni sono state sospese, quali sono proseguite, come sono stati custoditi i dati e quali controlli hanno accompagnato la ripresa? La sospensione, da sola, non dimostra una manipolazione; rende però indispensabile una spiegazione verificabile.
Un altro elemento riguarda l'astensione. Secondo il TSE, è scesa dal 21,08% del primo turno a circa il 19,2% del secondo. (tse.jus.br)
Al primo turno gli elettori sceglievano anche deputati federali e statali, senatori e governatori, oltre al presidente. Una pluralità di candidature che mobilita famiglie, territori, organizzazioni e reti politiche locali. (tse.jus.br)
Per questo considero necessario spiegare una crescita così consistente della partecipazione al ballottaggio. Bisogna verificare dove sia avvenuta, quanto abbia riguardato le sezioni interessate dalla proroga e quanti cittadini abbiano votato dopo le 17. Vanno distinti gli elettori già in fila alla scadenza da quelli ammessi per effetto del prolungamento.
C'è infine una contraddizione politica che considero centrale: la distanza tra il voto alle candidature bolsonariste e quello presidenziale.
Per come conosco il Brasile e la divisione che attraversa il Paese, chi sceglie un candidato dichiaratamente bolsonarista al Senato, alla Camera o al governo di uno Stato esprime una scelta di campo che si riflette anche sulla presidenza. È la mia lettura politica di un elettorato fortemente schierato.
Ritengo poco convincente liquidare questa distanza richiamando genericamente il voto disgiunto, senza misurarne concretamente dimensioni e distribuzione. Chiedo un confronto dettagliato, territorio per territorio, tra i consensi alle candidature bolsonariste e quelli ottenuti da Flávio Bolsonaro.
Le percentuali devono essere documentate e confrontate correttamente, distinguendo voti e seggi e indicando quali partiti siano inclusi nei diversi schieramenti. Proprio un'analisi rigorosa consentirebbe di verificare la contraddizione che segnalo e di discuterla sulla base dei numeri.
Allo stesso modo, bisogna distinguere l'orario effettivo della votazione da quello della trasmissione dei risultati: un verbale arrivato più tardi può contenere voti espressi prima della scadenza. Chiedere controlli significa pretendere questa precisione.
La mia posizione resta netta: considero compromessa la fiducia nelle garanzie della consultazione e ritengo necessaria una verifica indipendente. Individuare eventuali brogli, attribuirne le responsabilità e stabilirne gli effetti richiede prove. È esattamente quell'esame che chiedo.
Se saranno accertate violazioni, dovranno seguirne le conseguenze previste dalla legge, compreso l'eventuale annullamento delle operazioni viziate e la ripetizione del voto ove necessaria.
La regolarità di un'elezione deve poter essere dimostrata attraverso procedure controllabili. Chi contesta circostanze precise ha diritto a risposte precise. E il Brasile merita di conoscere fino in fondo che cosa sia accaduto.
Non vorremmo che il sistema venezuelano o iraniano di votazione si istalli in un paese che tanto amiamo. la democrazia a volte faglia, ma è ancora il miglior sistema di governo.
Paolo Bocelli Junior
