E i cristiani uccisi mentre pregavano?

Damasco, il ricordo dei cristiani uccisi mentre pregavano
l’altro ieri, mentre ero andato a salutare padre Michele, con Nicolò Cocuzza, ripensando alla festa di San Michele Arcangelo e alla devozione che, insieme a quella per San Paolo, unisce tanti cristiani anche nella tradizione ortodossa, mi sono ricordato di quanto accaduto poco più di un anno fa a Damasco.
Era il 22 giugno 2025. Nella chiesa greco-ortodossa di Sant'Elia, conosciuta come Mar Elias, i fedeli erano riuniti per la liturgia domenicale. Un attentatore entrò, aprì il fuoco e poi fece esplodere il proprio giubbotto esplosivo. Il bilancio comunicato dalle autorità fu di 25 morti e 63 feriti. Persone andate in chiesa per pregare, che non sarebbero più tornate a casa. (apnews.com)
Tre fedeli tentarono di fermarlo. La comunità li ricorda come uomini che, con il loro coraggio, impedirono probabilmente un massacro ancora più grande. Anche loro meritano di essere ricordati, insieme alle famiglie spezzate e ai sopravvissuti che continuano a portare dentro quella domenica. (apnews.com)
Le autorità siriane attribuirono l'attentato a una cellula dello Stato islamico. A rivendicarlo pubblicamente fu invece il gruppo jihadista Saraya Ansar al-Sunna. Le successive indagini ufficiali hanno ribadito la pista ISIS, ma restano fondamentali la trasparenza degli accertamenti e una giustizia capace di chiarire tutta la catena delle responsabilità. (fides.org)
Non sarebbe corretto dire che il mondo rimase completamente in silenzio. Le Nazioni Unite, il Papa e il Consiglio europeo condannarono la strage. Ma la domanda che dobbiamo porci è un'altra: quanto durano la nostra attenzione e la nostra solidarietà dopo le dichiarazioni ufficiali? E quanto riescono a tradursi in protezione concreta? (syria.un.org, vaticannews.va, consilium.europa.eu)
I cristiani siriani continuano a vivere fra il desiderio di restare nella propria terra e la paura di nuove violenze. Difenderne la sicurezza e la libertà religiosa significa difendere il diritto di ogni persona a professare la propria fede senza rischiare la vita. (opendoorsuk.org)
Salutando padre Michele, ho pensato proprio a questo: al valore di poter entrare in una chiesa, raccogliersi e poi tornare a casa. Un gesto ordinario che, per altri, è diventato l'ultimo della vita.
Ricordare Sant'Elia oggi significa chiedere che quelle vittime non siano dimenticate, che i responsabili rispondano dei loro crimini e che nessuno debba avere paura di pregare.
Andrea Ruggeri
