GAESA, il potere invisibile che tiene in ostaggio l'economia cubana

04.07.2026

C'è una parola che ricorre raramente nei discorsi ufficiali sulla crisi cubana, ma che spiega più di molte analisi economiche: GAESA.

Dietro questa sigla si nasconde il Grupo de Administración Empresarial S.A., il gigantesco conglomerato controllato dalle Forze Armate Rivoluzionarie che, nel corso di trent'anni, è diventato il vero centro di gravità dell'economia dell'isola.

Turismo, alberghi, porti, commercio, logistica, finanza, costruzioni, immobili, importazioni e numerose attività strategiche passano, direttamente o indirettamente, attraverso questo gruppo. Una concentrazione di potere economico che ha pochi paragoni nel mondo.

Il governo cubano sostiene che GAESA sia indispensabile per garantire efficienza amministrativa, attrarre valuta estera e resistere agli effetti dell'embargo statunitense. È una tesi che merita di essere ascoltata, perché nessuno può ignorare il peso che oltre sessant'anni di sanzioni hanno avuto sull'economia cubana.

Ma questa spiegazione non basta più.

La domanda che milioni di cubani si pongono è semplice: se una parte così rilevante dell'economia nazionale produce ricchezza, perché questa ricchezza non arriva nelle case dei cittadini?

Le immagini che arrivano da Cuba raccontano un'altra realtà.

Ospedali che faticano a reperire medicinali. Farmacie vuote. Blackout quotidiani. Trasporti pubblici al collasso. Pensionati costretti a scegliere se comprare il pane o le medicine. Giovani che vedono nell'emigrazione l'unica possibilità di costruirsi un futuro.

Nel frattempo continuano a sorgere nuovi alberghi di lusso, molti dei quali gestiti proprio dal sistema economico controllato da GAESA.

È una contraddizione che appare sempre più difficile da giustificare.

Un Paese con una popolazione in difficoltà investe miliardi nel turismo mentre le infrastrutture civili si deteriorano e la produzione agricola non riesce a soddisfare il fabbisogno alimentare nazionale.

Gli economisti indipendenti denunciano da anni la mancanza di trasparenza del conglomerato. I suoi bilanci non sono pubblici e il reale volume d'affari resta sconosciuto. In qualsiasi moderna economia di mercato una concentrazione simile di potere economico richiederebbe controlli rigorosi, organismi indipendenti e piena rendicontazione pubblica.

A Cuba tutto questo semplicemente non esiste.

Il risultato è un sistema nel quale le decisioni economiche più importanti vengono prese lontano dallo sguardo dei cittadini, senza un reale dibattito pubblico e senza strumenti efficaci di verifica.

Naturalmente sarebbe intellettualmente scorretto attribuire ogni responsabilità a GAESA.

L'embargo degli Stati Uniti continua a rappresentare un pesante ostacolo allo sviluppo dell'isola, limitando l'accesso ai mercati finanziari internazionali, agli investimenti e a numerose tecnologie. Anche la pandemia e la crisi energetica globale hanno aggravato una situazione già estremamente fragile.

Ma proprio per questo diventa ancora più urgente chiedersi se il modello adottato negli ultimi decenni abbia davvero prodotto i risultati promessi.

La risposta sembra arrivare dai numeri dell'emigrazione.

Negli ultimi anni centinaia di migliaia di cubani hanno lasciato il Paese. Si tratta di uno degli esodi più consistenti della storia recente di Cuba. Quando un popolo sceglie di abbandonare la propria terra non lo fa soltanto per motivi economici: lo fa perché perde fiducia nella possibilità di costruire il proprio futuro.

Una nazione non può vivere esclusivamente di turismo.

Non può affidare il proprio sviluppo a un unico conglomerato economico, per quanto efficiente possa essere.

Non può chiedere sacrifici continui ai propri cittadini senza offrire trasparenza, partecipazione e prospettive.

La grandezza di Cuba non risiede nei suoi resort né nei bilanci di un conglomerato militare. Risiede nel suo popolo: medici, insegnanti, operai, contadini, artisti e giovani che continuano a dimostrare una straordinaria capacità di resistenza.

È a loro che dovrebbe essere destinata la priorità degli investimenti.

Perché uno Stato può anche costruire cento alberghi, ma se perde i suoi giovani, i suoi professionisti e la fiducia dei suoi cittadini, nessun bilancio potrà mai compensare quella perdita.

La vera ricchezza di Cuba non è GAESA.

La vera ricchezza di Cuba sono i cubani.


Masaniello Pasquino
 

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