In quattro per le suppletive a Reggio Calabria

09.09.2026

Sono quattro i candidati in corsa per le elezioni suppletive del collegio uninominale 05 di Reggio Calabria, in programma domenica 27 e lunedì 28 settembre 2026. Ma dietro una sfida che formalmente servirà soltanto a scegliere il deputato destinato a occupare il seggio per gli ultimi mesi della legislatura si sta giocando una partita politica molto più grande. E il nome che più di tutti sta trasformando il voto reggino in un test nazionale è quello di Roberto Vannacci.

Sulla scheda ci saranno Francesco Toscano per Democrazia Sovrana Popolare, Domenico Giannetta per Futuro Nazionale, Francesco Antonio Benedetto, detto Frank, sostenuto dal campo progressista con Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Casa Riformista, e Fabio Roscioli per il centrodestra, con il simbolo unitario di Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Udc.

Quattro candidati, dunque, ma almeno tre partite politiche diverse che si intrecciano. Quella per conquistare il seggio, naturalmente. Quella interna al centrodestra, dove la candidatura di Giannetta ha aperto una frattura tutt'altro che marginale. E quella che riguarda la capacità del campo progressista di approfittare di una divisione degli avversari che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare un'occasione.

Il centrodestra parte con Roscioli e con la forza di una coalizione che sul territorio può contare su una macchina politica e organizzativa consolidata. La scelta di un candidato romano ha provocato polemiche e alimentato la narrazione del "forestiero", ma Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro hanno rivendicato una candidatura funzionale soprattutto alla prosecuzione del lavoro parlamentare e dei dossier già aperti in una legislatura ormai vicina alla conclusione.

Dall'altra parte Frank Benedetto prova a raccogliere l'intero fronte progressista. Medico e professionista conosciuto sul territorio, porta nella campagna elettorale soprattutto i temi della sanità, delle infrastrutture e dei giovani. Per Pd e Movimento Cinque Stelle il dato politico sarà inevitabilmente pesante: con il centrodestra diviso e Futuro Nazionale impegnato a sottrarre consensi proprio nell'area conservatrice, questa è una delle occasioni in cui il centrosinistra non può limitarsi a partecipare. Deve dimostrare di poter contendere realmente il collegio.

Poi c'è Toscano, con Democrazia Sovrana Popolare, che proverà a ritagliarsi uno spazio autonomo e a raccogliere il voto antisistema, pur partendo da una posizione certamente più distante rispetto ai tre candidati sui quali si concentra la sfida principale.

Ma il vero osservato speciale è Giannetta. Perché la sua candidatura non è soltanto una candidatura. È il primo esperimento elettorale autonomo di Futuro Nazionale e arriva attraverso un uomo che per oltre vent'anni ha vissuto politicamente dentro Forza Italia, fino a essere capogruppo azzurro in Consiglio regionale. Un profilo moderato, con una storia politica molto diversa dall'identità radicale costruita da Vannacci, che rende l'operazione ancora più interessante.

Vannacci dice di puntare al seggio. Ed è naturale che lo faccia. Nessun leader presenta un candidato annunciando di voler arrivare terzo. Ma la vera partita di Futuro Nazionale potrebbe essere un'altra: mostrare i muscoli.

Reggio Calabria è il primo luogo nel quale Vannacci può misurare non un sondaggio, non il consenso personale raccolto dentro un altro partito, ma la capacità del proprio simbolo di trasformarsi in voti veri. È questo il punto centrale. Perché anche senza vincere, un risultato importante consentirebbe al generale di presentarsi al tavolo della politica nazionale con numeri e non più soltanto con dichiarazioni, piazze e rilevazioni demoscopiche.

La soglia politica da osservare potrebbe essere quella del 9 per cento. Se Futuro Nazionale, alla sua prima prova solitaria, riuscisse a raggiungerla o superarla in un collegio vero, con un candidato proprio e contro l'intero centrodestra schierato, per Vannacci sarebbe già una scommessa vinta. Significherebbe dimostrare l'esistenza di uno spazio elettorale autonomo alla destra della coalizione tradizionale e, soprattutto, la capacità di sottrarre voti a partiti strutturati, a cominciare da Forza Italia e Lega.

Con il 9 per cento Vannacci potrebbe perdere il seggio ma vincere politicamente. Potrebbe sostenere che Futuro Nazionale non è soltanto un fenomeno mediatico, che dispone di un elettorato reale e che alle elezioni politiche del 2027potrebbe diventare un problema concreto per gli attuali equilibri del centrodestra. A quel punto ogni punto percentuale conquistato a Reggio Calabria avrebbe un peso superiore al dato numerico del singolo collegio.

Se Giannetta dovesse andare molto oltre, il problema per il centrodestra diventerebbe ancora più evidente. Perché bisognerebbe capire da dove arrivano quei voti, quanti siano stati sottratti a Forza Italia, quanti alla Lega e quanti persino a Fratelli d'Italia. Reggio Calabria diventerebbe il primo laboratorio nel quale misurare la dimensione reale di una destra esterna alla coalizione di governo ma capace di parlare allo stesso elettorato.

E se Giannetta dovesse addirittura vincere, allora il voto assumerebbe una dimensione completamente diversa. Non sarebbe più un semplice segnale. Sarebbe un terremoto.

Vannacci potrebbe rivendicare di avere sconfitto, alla prima uscita autonoma, una coalizione formata da Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Udc. Si aprirebbe immediatamente un dibattito nazionale nel centrodestra, con Forza Italia chiamata a interrogarsi sulla perdita di un proprio storico esponente e sui consensi eventualmente transitati verso Futuro Nazionale, la Lega costretta a misurare quanto dell'elettorato più identitario possa seguire l'ex generale anche fuori dal Carroccio e Fratelli d'Italia davanti alla nascita di un concorrente alla propria destra.

Ma paradossalmente una vittoria di Giannetta aprirebbe un problema forse ancora più grande nel Partito Democratico e nell'intero campo progressista. Perché se il centrodestra si presenta diviso, se una parte del suo elettorato viene intercettata da Vannacci e se nonostante questo il candidato sostenuto da Pd e Movimento Cinque Stelle non riesce a conquistare il collegio, la domanda diventerebbe inevitabile: quando può vincere il centrosinistra, se non in una condizione del genere?

È per questo che il risultato di Reggio Calabria non potrà essere letto soltanto attraverso il nome del nuovo deputato. Ci saranno almeno tre numeri da guardare: il risultato del centrodestra, quello del campo progressista e soprattutto la percentuale di Futuro Nazionale.

Il seggio vale uno. Politicamente, però, il voto può valere molto di più.

Roscioli deve difendere un collegio e dimostrare che il centrodestra resta maggioritario anche davanti a una scissione elettorale sulla propria destra. Benedetto deve provare che l'unità del campo progressista è in grado di trasformare le difficoltà degli avversari in una vittoria. Vannacci, invece, può giocare con un obiettivo doppio: ufficialmente conquistare Montecitorio, realmente certificare la propria forza.

Ed è proprio per questo che potrebbe essere l'unico, tra i protagonisti principali, ad avere più di un modo per dichiararsi vincitore la sera del 28 settembre 2026. Con il seggio avrebbe compiuto un'impresa destinata a sconvolgere gli equilibri nazionali. Ma anche senza seggio, se quel risultato dovesse avvicinarsi o superare il 9 per cento, Vannacci avrebbe ottenuto ciò che forse gli interessa di più in questa fase: dimostrare che Futuro Nazionale esiste anche dentro le urne.

A quel punto Reggio Calabria non avrebbe semplicemente eletto un deputato. Avrebbe aperto, con un anno di anticipo sulle politiche del 2027, una discussione destinata a pesare sia a destra sia a sinistra.
 
Andrea Ruggeri

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