Se correr, o bicho pega; se ficar, o bicho come

27.10.2026
Foto: Revista Oeste IA
Foto: Revista Oeste IA

Ci sono titoli che attraversano il tempo e tornano a raccontare il presente. «Se correr, o bicho pega; se ficar, o bicho come»: se scappi, la bestia ti prende; se rimani, la bestia ti mangia.

Era il titolo della rappresentazione teatrale di Oduvaldo Vianna Filho e Ferreira Gullar, portata in scena nel 1966, durante la dittatura militare brasiliana. Il teatro diventava uno spazio di critica, capace di raccontare attraverso l'ironia ciò che il potere avrebbe preferito non sentire. (temporaleditora.com.br)

Oggi quelle parole tornano alla mente davanti alla richiesta di arresto preventivo di Flávio Bolsonaro presentata da tre parlamentari del PT, il partito di Lula. Parliamo di una richiesta rivolta alla magistratura, non di una condanna né di un ordine d'arresto già emesso. Ma il suo significato politico merita una riflessione seria. (sbtnews.sbt.com.br)

Per me, nel clima dello scontro seguito alle elezioni, questa iniziativa assume il carattere di un'intimidazione dell'avversario. Contestare Lula, criticarne l'operato o chiedere verifiche attraverso gli strumenti previsti dalla legge deve restare possibile. Le eventuali responsabilità penali richiedono prove, contestazioni precise e diritto alla difesa. Nessuna appartenenza politica può sostituire questi principi. Ma le idee possono cambiare, ma le dittature no.

Conosco e amo il Brasile da oltre quarat’anni. Proprio per questo non riesco a osservare con indifferenza un Paese nel quale il confronto politico sembra lasciare sempre più spazio alla minaccia giudiziaria. La libertà si misura soprattutto nella possibilità concessa a chi dissente di parlare, partecipare e difendersi.

Il richiamo a quel titolo teatrale compare anche nell'articolo "Dois diabinhos", pubblicato da Alexandre Garcia su Revista Oeste il 16 ottobre. Il giornalista immagina Lula con due diavoletti a suggerirgli scelte opposte: uno lo invita a restare, l'altro a scappare. La metafora riguarda il dilemma politico del presidente e il peso delle responsabilità che, secondo Garcia, lo attendono. L'articolo precede dunque la richiesta d'arresto di Flávio e non costituisce un commento a quell'iniziativa, ms spinge Lula a comportarsi come un bambino, chiedendo l’arresto del suo avversario.

Io parto da quella stessa immagine per esprimere una preoccupazione diversa e attuale. Il Brasile che denunciava la repressione militare deve vigilare anche sulle tentazioni autoritarie di chi oggi esercita il potere. Aver combattuto una dittatura non rende immuni dal desiderio di mettere a tacere gli oppositori, come Chavez e Maduro hanno fatto in Venezuela.

È questo il senso della mia denuncia: temo una deriva nella quale cambia il volto del potere, ma torna la pretesa di decidere quali voci possano essere ascoltate. A mio giudizio, Lula e il suo partito devono rispondere politicamente di questo clima, senza rifugiarsi nella proclamata superiorità democratica della propria parte.
L’elezione per la seconda volta è stata falsata e una risposta deve essere data.

Chi governa deve accettare domande scomode, accuse da confutare e oppositori determinati. Chi contesta deve poter ricorrere alla legge e rispondere delle proprie azioni con tutte le garanzie previste. È su questo equilibrio che si riconosce una democrazia.

«Se correr, o bicho pega; se ficar, o bicho come». Sessant'anni dopo, il Brasile non dovrebbe essere ancora costretto a riconoscersi in questa trappola.

Perché un cittadino libero deve avere una terza possibilità: restare, parlare e dissentire senza paura.
 

Djàvlon
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