Trump perde, e questo lo si immaginava. Ma perché perde?

Trump ha riconosciuto il risultato. In un'intervista al New York Times si è detto «assolutamente disposto ad accettarlo» e pronto a collaborare con i democratici. «Probabilmente troveremo un accordo», ha aggiunto. Una dichiarazione significativa, che almeno per il momento allontana l'ipotesi di contestazioni.
Resta il messaggio politico uscito dalle urne: una parte consistente dell'elettorato ha manifestato insoddisfazione per l'operato dell'amministrazione. Il caro prezzi, specialmente dei combustibili, le ricadute economiche dei dazi e della crisi iraniana, insieme a una gestione del potere giudicata troppo accentrata sulla figura del presidente, sono tra i fattori che i sondaggi segnalavano da mesi e che il voto ha portato in primo piano.
Il sistema americano dei pesi e contrappesi torna così al centro della scena. Un presidente repubblicano dovrà fare i conti con un Congresso a maggioranza democratica. Hakeem Jeffries si prepara a diventare il primo speaker afroamericano della storia degli Stati Uniti. Il Senato democratico avrà un ruolo decisivo sulle nomine, sui bilanci e sulle priorità legislative.
I prossimi due anni a Washington saranno probabilmente segnati da un confronto più serrato tra Casa Bianca e Congresso.
Sul fronte legislativo, però, Trump avrà dalla sua il potere di veto. La battaglia politica diventerà più equilibrata, ma con Trump le sorprese restano sempre una possibilità.
La capacità di trovare accordi sarà messa alla prova, così come la tenuta delle istituzioni. Il presidente conserverà i poteri che la Costituzione attribuisce alla presidenza, ma dovrà cercare intese con un Parlamento politicamente avverso. È il confronto tra istituzioni previsto dai padri fondatori per impedire che il potere si concentri nelle mani di un solo organo.
Gli elettori hanno ricordato alla classe politica che il mandato presidenziale comporta responsabilità e limiti. Il contrappeso americano è tornato in funzione: una dimostrazione della vitalità del sistema democratico, purché le istituzioni sappiano esercitare fino in fondo il ruolo che la Costituzione assegna loro.
L'avessero fatto con Biden, molti dei mali e delle guerre attuali non esisterebbero. Ben venga la democrazia, dunque, nella speranza che il confronto tra i poteri non si trasformi in paralisi, ma produca maggiore equilibrio, controllo e responsabilità.
Forse ora la crisi energetica si attenui, il che significherebbe molte cose.
Djàvlon
