Cocomero non all’altezza di Faenza
Sono arrivato a Faenza da poco e c'era una sola cosa che desideravo: una fetta di cocomero. O anguria, melone d'acqua: decidete voi come chiamarlo.
Così sono andato alla Frutteria da Alice, dalla quale mi aspettavo molto, anche grazie alle recensioni positive ricevute da alcuni amici. Sono arrivato praticamente all'orario di chiusura, poco prima di mezzanotte, e immagino che vedersi arrivare un cliente che chiede soltanto una fetta di cocomero non sia esattamente il modo migliore per concludere la giornata. Eppure mi hanno accontentato.
Probabilmente non capita spesso che qualcuno chieda una fetta di cocomero tagliata sul momento e, infatti, quella che mi è stata servita non è stata la fetta più dolce della mia vita. Per correttezza, però, il giorno successivo sono tornato, proprio per non giudicare il locale sulla base di una sola, tardiva esperienza. Purtroppo anche il secondo tentativo non è andato meglio. Pur sapendo il motivo della mia visita, la commessa mi ha servito un prodotto che, ancora una volta, non era all'altezza delle aspettative. Il sapore ricordava più una verdura molto fredda che il classico cocomero dolce, rosso e succoso che tutti sogniamo.
Detto questo, dopo un viaggio affrontato con temperature intorno ai 41 gradi, la fetta del primo giorno è stata comunque una piccola benedizione. Quella del secondo, invece, è stata una vera delusione. Probabilmente, al mio arrivo, avrei mangiato qualsiasi cosa fosse fresca.
Il consiglio ai faentini è semplice: provateci anche voi e raccontateci la vostra esperienza. Magari sarete più fortunati e troverete un cocomero dolce, rosso e zuccherino, come quelli che molti ricordano da bambini, quando sembrava molto più facile imbattersi in frutti davvero eccezionali.
Perché un buon cocomero, alla fine, deve avere tre caratteristiche: essere dolce, ben freddo e non avere quel retrogusto erbaceo che ricorda troppo una verdura.
D'altronde il cocomero è il re indiscusso dell'estate. È difficile resistere a questo frutto dissetante e simbolo delle giornate più calde. Tuttavia, capita spesso di acquistarne uno dall'aspetto perfetto e rimanere delusi al primo assaggio: non sempre, infatti, i cocomeri sono rossi, succosi e dolci.
Per evitare brutte sorprese basta seguire alcuni semplici accorgimenti al momento dell'acquisto. Una macchia gialla ben evidente sulla buccia indica che il frutto è maturato a lungo sul terreno; la buccia deve essere opaca e non lucida; il picciolo, se presente, dovrebbe essere secco, segno di una maturazione completa. Anche il peso è importante: a parità di dimensioni, scegliete il cocomero più pesante, perché generalmente è più succoso. Infine, il classico "colpetto" può aiutare: un suono pieno e profondo è spesso indice di un frutto maturo.
Insomma, non tutte le torte riescono con il buco e non tutti i cocomeri sono memorabili. Ma quando se ne trova uno davvero buono, resta uno dei piaceri più semplici e autentici dell'estate.
Chi serve cocomeri ogni giorno, però, non dovrebbe commettere certi errori, "a maggior ragione, chi lavora con la frutta ogni giorno dovrebbe garantire sempre la stessa qualità a qualsiasi cliente”.
La mia valutazione della Frutteria da Alice è 5 su 10, voto che tiene conto soprattutto della cortesia di Alice, perché, limitandosi alla qualità del prodotto, il giudizio sarebbe stato ancora più severo. Alla fine, ciò che conta davvero non è il sorriso di chi serve, ma quello che arriva nel piatto del cliente, soprattutto quando una semplice fetta di cocomero costa quanto un'anguria intera acquistata al Sud.
Djàvlon
