E45 la strada infinita

E45, la strada infinita: quasi cinquant'anni di cantieri e promesse mai mantenute
Per molti automobilisti è semplicemente la "strada dei poveri": gratuita, alternativa all'Autostrada del Sole e fondamentale per collegare il Nord al Centro Italia. Ma è proprio la gratuità ad averne decretato, forse, la sfortuna. Da quasi cinquant'anni la E45 è sinonimo di cantieri, deviazioni, rallentamenti e disagi. Tanto che qualcuno, con amara ironia, ha ribattezzato l'ANAS in "Ananas", un frutto ormai troppo maturo, quasi acido, proprio come la pazienza di chi percorre questa arteria ogni giorno.
Viene spontaneo chiedersi se una strada gratuita abbia ricevuto negli anni la stessa attenzione riservata alle infrastrutture a pedaggio. Pensare male non è mai corretto, ma dopo decenni di promesse mancate la domanda sorge spontanea: possibile che un collegamento strategico tra Cesena e Terni debba convivere con cantieri praticamente permanenti?
C'è poi una riflessione che molti automobilisti fanno da tempo. La E45, essendo gratuita, rappresenta un'alternativa concreta all'Autostrada del Sole e ogni giorno sottrae al pedaggio migliaia di camion, autobus e automobili. È lecito domandarsi se questa circostanza abbia mai influito, anche indirettamente, sull'attenzione riservata a questa infrastruttura. Non esiste alcuna prova che sia così, e sarebbe scorretto affermarlo. Tuttavia, quando una strada di importanza nazionale vive da oltre cinquant'anni in una condizione di manutenzione quasi permanente, i dubbi nascono spontanei. Come ricordava Giulio Andreotti, «a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca». Noi ci auguriamo sinceramente che non sia questo il caso e che tutto dipenda soltanto da inefficienze, burocrazia e scelte sbagliate. Ma dopo mezzo secolo di cantieri, promesse e rinvii, è difficile chiedere ai cittadini di non farsi domande.
Qualunque sia stato il Governo, il copione non è mai cambiato. I ministri si sono succeduti, ma la situazione è rimasta pressoché identica. Oggi il nostro appello è rivolto al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: percorra personalmente la E45 da Cesena a Terni, non in occasione di una visita istituzionale, ma come un qualsiasi automobilista. Solo così potrà rendersi conto di quanto sia frustrante affrontare un viaggio che dovrebbe essere rapido e sicuro e che, invece, si trasforma troppo spesso in un percorso a ostacoli.
La storia della E45 racconta molto di questa situazione. I primi tratti dell'attuale Orte-Ravenna furono aperti negli anni Settanta: nel 1974 entrò in funzione il tratto Canili-Verghereto, mentre l'intera arteria venne completata soltanto nell'estate del 1996 con l'apertura del collegamento Quarto-Sarsina. Un'opera costruita in oltre trent'anni, con tecniche e materiali diversi, che oggi richiede continui interventi di manutenzione.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la E45 sembra non essere mai stata realmente completata. Da decenni è un susseguirsi di lavori straordinari, consolidamenti strutturali, adeguamenti e nuovi cantieri. Una condizione che ha trasformato quella che doveva essere una moderna superstrada in una delle infrastrutture più problematiche d'Italia.
L'episodio del viadotto Puleto, chiuso nel gennaio 2019 per rischio di cedimento, rappresenta soltanto il caso più eclatante di una situazione che gli automobilisti vivono quotidianamente. Per quasi un mese l'Italia fu praticamente divisa in due, dimostrando quanto questa arteria sia strategica e quanto sia fragile il suo equilibrio.
Eppure la E45 non è una strada qualsiasi. Fa parte dell'itinerario europeo che collega la Norvegia alla Sicilia, per oltre 5.190 chilometri, attraversando sette Paesi. In Italia rappresenta uno dei principali corridoi tra il Nord e il Centro della penisola ed è percorsa ogni giorno da migliaia di automobilisti e mezzi pesanti.
Proprio per questo è difficile accettare che un'infrastruttura di tale importanza continui a essere ricordata più per i cantieri che per la sua efficienza. La manutenzione è indispensabile e nessuno mette in discussione la necessità di intervenire per garantire la sicurezza. Ma quando i lavori sembrano non finire mai e si susseguono per oltre mezzo secolo, il problema non è più il singolo cantiere: è il sistema.
La E45 resta un collegamento essenziale per il Paese. Ogni giorno consente a migliaia di persone di raggiungere il lavoro, le proprie famiglie e le mete turistiche senza sostenere il costo del pedaggio. È una risorsa preziosa che meriterebbe di essere valorizzata e non vissuta come una continua prova di pazienza.
Dopo oltre cinquant'anni di lavori, gli automobilisti non chiedono miracoli. Chiedono semplicemente una strada sicura, efficiente e finalmente libera da quella interminabile teoria di cantieri che, ormai, è diventata il vero simbolo della E45.
Perché una manutenzione che dura mezzo secolo non può più essere definita straordinaria. Diventa la fotografia di un problema strutturale che nessun Governo, fino a oggi, è riuscito a risolvere. E questa, più che una critica, è una constatazione. Gli italiani meritano una risposta e, soprattutto, meritano una E45 che torni finalmente a essere una strada e non un cantiere permanente.
Ieri ho percorso questa strada e vi assicuro che è una vergogna percorrere duecento chilometri in quasi 4 ore.
Andrea Ruggeri
