Gratteri a Villa San Giovanni

05.09.2026

Gratteri a Villa San Giovanni: legalità, giustizia e le domande che restano aperte

Villa San Giovanni ospita oggi, sabato 5 settembre 2026, un importante appuntamento dedicato alla legalità e al contrasto della criminalità organizzata.

Alle 18.30, in Piazza delle Repubbliche Marinare, sarà protagonista il procuratore Nicola Gratteri, ospite dell'iniziativa "Cantiere Legalità 2026".

Durante l'incontro Gratteri dialogherà con la giornalista Paola Bottero, affrontando alcuni dei temi centrali della sua lunga attività in magistratura: dalla lotta alla 'ndrangheta al funzionamento della giustizia, fino al rapporto tra istituzioni, società civile e cittadini.

L'iniziativa, promossa dalla Città di Villa San Giovanni, vuole rappresentare un momento di confronto e sensibilizzazione, rivolto in particolare ai giovani, sui valori della legalità, della responsabilità individuale e della partecipazione civile.

A sottolineare l'importanza dell'appuntamento è stata anche la sindaca Giusy Caminiti, che ha invitato cittadini, associazioni, istituzioni e ragazzi del Cantiere della Legalità a partecipare.

La presenza di Nicola Gratteri rappresenta senza dubbio un'occasione importante per ascoltare uno dei magistrati maggiormente impegnati nel contrasto alla criminalità organizzata. Ma proprio perché si tratta di un confronto pubblico sulla legalità, sarebbe interessante che dal palco trovassero spazio anche questioni capaci di andare oltre una lettura univoca della giustizia.

Dopo le polemiche legate al risultato referendario e alle posizioni espresse dallo stesso Gratteri, una domanda appare inevitabile: perché non considerare che in alcuni comuni molti cittadini possano aver votato proprio perché non si riconoscono, e non vogliono riconoscersi, nel ritratto della giustizia e della società proposto dal procuratore?

Forse qualcuno ha maturato, anche attraverso esperienze dirette, la convinzione che il giusto processo non possa rimanere soltanto un principio scritto sulla carta, ma debba diventare una garanzia concreta.

Forse qualcuno ha conosciuto personalmente, o attraverso familiari e amici, il peso di un arresto, di una misura cautelare o di una detenzione poi rivelatisi ingiusti.

Perché una vicenda giudiziaria non finisce necessariamente con un'assoluzione. Nel frattempo possono esserci una reputazione distrutta, un lavoro compromesso, una famiglia trascinata nell'esposizione pubblica, rapporti personali spezzati. E quando arriva una sentenza che riconosce l'innocenza, la gogna sociale può avere già prodotto conseguenze impossibili da cancellare.

La lotta alla 'ndrangheta è un dovere imprescindibile dello Stato. Ma è altrettanto un dovere dello Stato garantire che nessun cittadino venga considerato colpevole prima che la sua responsabilità sia accertata secondo le regole del processo.

Le due cose non sono in contraddizione. Anzi, dovrebbero rappresentare due facce dello stesso concetto di legalità.

C'è infine un'altra domanda, volutamente provocatoria e certamente scomoda, che potrebbe sembrare lontana dal tema della serata ma che riguarda anch'essa il rapporto tra società, salute, denaro e potere economico: chi sono oggi i veri "trafficanti"?

Una penna di Mounjaro, uno dei farmaci utilizzati anche nella gestione dell'obesità, può raggiungere prezzi compresi indicativamente tra 346,58 euro e 623,85 euro, a seconda del dosaggio. Considerando le quattro somministrazionicontenute in una penna, il costo di una singola iniezione può quindi arrivare a circa 156 euro.

Sul mercato illegale, invece, un grammo di cocaina viene indicato in Europa su valori medi intorno ai 75-80 euro, pur con differenze notevoli a seconda del territorio, della qualità e delle dinamiche del mercato.

Il paragone è volutamente forte.

Naturalmente un farmaco autorizzato, sottoposto a controlli e prescritto da un medico non può essere equiparato alla cocaina. Si tratta di sostanze completamente differenti, inserite in contesti completamente differenti.

Ma è proprio da questa differenza che nasce la provocazione.

Se siamo giustamente scandalizzati dai guadagni enormi ottenuti dalla criminalità organizzata attraverso il traffico di droga, quanto siamo disposti a interrogarci sui margini economici che ruotano attorno a prodotti legali destinati alla salute?

Dove termina il prezzo necessario per sostenere ricerca, produzione, distribuzione e innovazione e dove comincia il profitto?

E soprattutto: chi decide quale profitto sia socialmente accettabile?

Anche i medicinali regolarmente autorizzati possono avere effetti indesiderati, controindicazioni e rischi indicati nei fogli illustrativi. Questo non significa metterli sullo stesso piano delle droghe illegali, ma significa riconoscere che il fatto che una sostanza sia legale non rende inutile ogni domanda sul suo impatto, sul suo utilizzo e soprattutto sugli enormi interessi economici che può generare.

La provocazione, dunque, rimane: quando una sostanza legale arriva a valere sul mercato più di una sostanza illegale, chi stabilisce quale guadagno sia legittimo, quale sia eccessivo e quale diventi speculazione?

E ancora: chi tutela davvero il cittadino?

Sono domande che non sminuiscono la battaglia contro la 'ndrangheta. Al contrario, potrebbero allargare il significato della parola legalità.

Perché legalità non è soltanto repressione del crimine. È anche garanzia dei diritti, rispetto della presunzione di innocenza, giusto processo, tutela della salute, trasparenza degli interessi economici e capacità di interrogare ogni forma di potere.

Ed è proprio per questo che un appuntamento pubblico come quello di Villa San Giovanni può essere importante: non soltanto per ascoltare, ma anche per fare domande.

Andrea Ruggeri

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