RARA AVIS

01.09.2026
“Dentro ogni artista calabrese c'è un poco di storia greca. E non solo“

"Rara Avis" porta al Museo Archeologico di Reggio Calabria il dialogo tra il mito della Magna Grecia e la scultura contemporanea di Antonio Affidato

C'è una frase che più di altre sembra racchiudere il senso di "Rara Avis – Ritratti in bronzo dalla Magna Grecia al contemporaneo": "Dentro ogni artista calabrese c'è un poco di storia greca e non solo".

Non è soltanto una suggestione. È quasi una dichiarazione d'identità.

Perché in Calabria la storia non è mai veramente alle nostre spalle. È nelle pietre, nei paesaggi, nei nomi dei luoghi, nei miti che ancora resistono nella memoria collettiva. È nelle città costruite una sopra l'altra, nelle colonie greche diventate patrimonio archeologico, nelle statue che hanno attraversato i secoli. E, inevitabilmente, è anche nello sguardo di chi oggi prova a raccontare questa terra attraverso l'arte.

È questo il terreno sul quale si muove Antonio Affidato, protagonista della mostra inaugurata al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, con la curatela di Daniele Castrizio.

Il luogo, naturalmente, non è casuale. Il MArRC custodisce una delle testimonianze più celebri dell'antichità classica: i Bronzi di Riace. Ed è proprio il bronzo a diventare il filo invisibile che collega epoche lontanissime.

Da una parte le opere che appartengono alla storia dell'arte antica. Dall'altra quelle di un artista calabrese contemporaneo che quella storia non vuole semplicemente riprodurre, ma reinterpretare.

E allora il confronto diventa inevitabile: quanto dell'antica Grecia è rimasto dentro la Calabria? E quanto di quella memoria vive ancora dentro i suoi artisti?

La risposta di Affidato sembra essere proprio in quella frase: "Dentro ogni artista calabrese c'è un poco di storia greca e non solo".

Quel "non solo" è forse la parte più interessante.

Perché la Calabria contemporanea non è soltanto erede della Magna Grecia. È il risultato di stratificazioni millenarie: greci, romani, bizantini, normanni, aragonesi, culture mediterranee che si sono incontrate, sovrapposte e trasformate. L'identità calabrese è una memoria composta da molte memorie.

E l'artista, in questo scenario, diventa una sorta di interprete del tempo.

Le opere di Rara Avis nascono proprio da questa necessità di guardare al passato senza rimanerne prigionieri. I personaggi della Magna Grecia — dal mito alla filosofia, dall'atletica alla religione — vengono restituiti attraverso una sensibilità contemporanea.

È il principio che il curatore Daniele Castrizio ha sintetizzato parlando di un dialogo tra antico e moderno: due estremi che, invece di escludersi, tornano a incontrarsi.

Non una semplice operazione celebrativa, dunque. E nemmeno una copia del passato.

Affidato prende il mito e lo rimette in circolo.

Lo fa attraverso il bronzo, materiale che nella storia della scultura possiede una forza quasi simbolica. Un materiale che conserva la memoria delle grandi civiltà del Mediterraneo e che oggi torna a parlare attraverso forme nuove.

Per il direttore del MArRC Fabrizio Sudano, inoltre, la mostra assume un significato particolare perché un progetto nato a Reggio Calabria torna oggi proprio nel museo della città. Un ritorno che mette in evidenza anche un altro aspetto: la necessità di valorizzare le competenze artistiche del territorio e di creare occasioni di incontro tra il patrimonio antico e la creatività contemporanea.

È qui che Rara Avis supera i confini della singola esposizione.

La domanda non è più soltanto chi fossero gli antichi Greci. La domanda diventa: che cosa significa essere calabresi oggi, sapendo di vivere sopra una delle grandi radici della civiltà mediterranea?

Forse significa proprio questo: avere il passato talmente vicino da rischiare di non vederlo più.

I Bronzi di Riace sono diventati nel tempo un simbolo universale. Ma la loro presenza a Reggio non dovrebbe essere soltanto motivo di orgoglio. Può diventare anche una responsabilità: quella di continuare a produrre cultura, di interrogare la propria storia, di trasformarla in qualcosa di nuovo.

Perché una terra non vive soltanto dei monumenti che conserva.

Vive anche delle opere che è ancora capace di creare.

E allora la frase di Affidato acquista un significato più ampio. Dentro ogni artista calabrese può esserci un poco di storia greca, certamente. Ma dentro quell'artista ci sono anche la Calabria di oggi, le sue contraddizioni, la sua memoria, i suoi silenzi, il suo Mediterraneo, la voglia di raccontarsi e persino quella di liberarsi dalle immagini stereotipate che troppo spesso la accompagnano.

L'arte può diventare così un ponte.

Da una parte c'è la Magna Grecia, con i suoi miti e le sue statue.

Dall'altra c'è una Calabria contemporanea che non vuole limitarsi a custodire il proprio passato, ma vuole dimostrare di poterlo ancora trasformare.

Rara Avis, in fondo, racconta proprio questo.

Che il tempo può separare le generazioni, ma non necessariamente le cancella.

Che il mito può cambiare forma senza morire.

E che forse, quando un artista calabrese modella il bronzo, non sta soltanto creando una nuova scultura.

Sta continuando, a modo suo, una storia iniziata migliaia di anni fa.
 
Andrea Ruggeri 
 

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