Malasanità e disinformazione

Una bambina di quattro anni muore a Palermo.
Ne stanno morendo molti fi bambini e giovani, di morti strane, tante riconducibili ai vaccini, ma questa l’hanno gia battezzata come bandiera dei pro vax contro chi chiede la libera scelta di vaccinarsi e vaccinare i propri figli.
La Procura apre un'inchiesta, acquisisce la documentazione sanitaria e dispone gli accertamenti medico-legali. È il normale percorso che deve seguire un'autorità giudiziaria quando una morte presenta circostanze che devono essere ricostruite.
Eppure, ancora prima che quell'inchiesta abbia prodotto le sue conclusioni, una parte del dibattito pubblico sembra avere già trovato una spiegazione: la bambina non era vaccinata contro la difterite.
Da qui il passo è brevissimo.
"Non era vaccinata."
"Era figlia di genitori no-vax."
"È morta di difterite."
E il racconto rischia di diventare immediatamente: non vaccinata x genitori irresponsabili quindi morte inevitabile.
Ma la medicina e la giustizia dovrebbero funzionare diversamente.
Una precisazione importante sul vaccino contro la difterite
C'è innanzitutto un equivoco che sarebbe bene chiarire.
Dire che "il vaccino impedisce il contagio" è una semplificazione. Nel caso della difterite, il vaccino contiene una forma inattivata della tossina e induce anticorpi capaci di neutralizzarla. La protezione riguarda quindi soprattutto lo sviluppo della malattia e delle sue forme gravi.
Questo non significa che un soggetto vaccinato sia necessariamente incapace di ospitare o trasmettere il batterio in qualunque circostanza. L'OMS ricorda che alcune persone possono essere infettate senza sviluppare una malattia manifesta e possono comunque trasmettere il batterio. L'ISS, inoltre, distingue tra ceppi tossinogenici e non tossinogenici di Corynebacterium e descrive la possibilità di colonizzazione delle vie respiratorie.
La funzione fondamentale della vaccinazione rimane però indiscutibile: prevenire la difterite e soprattutto le sue conseguenze più gravi. L'ISS definisce infatti la vaccinazione lo strumento principale di prevenzione della malattia e riferisce una protezione pressoché totale al completamento del ciclo vaccinale.
Sempre che non sia come per il covid, ne salviamo uno, ma ne risciamo 20 e ne ammaliamo 50 in proporzione.
Questa precisazione è importante anche per non trasformare il caso di Palermo in una caricatura del tipo "i vaccinati si ammalano comunque, quindi il vaccino non serve" anche se in molti casi succede.
I dati non smentiscono ne identificano una via sicura.
Ma proprio per questo occorre anche evitare l'errore di affermare: "non era vaccinata, quindi è morta per quello".
Questa seconda affermazione richiede una dimostrazione causale che non può essere sostituita da un titolo di giornale.
La domanda che rischia di scomparire
C'è infatti un elemento della vicenda che merita di essere discusso indipendentemente dalla questione vaccinale.
La bambina era stata portata in ospedale alcuni giorni prima del peggioramento definitivo. Presentava febbre, vomito, scarso appetito e sintomi alla gola. Dopo la valutazione era stata dimessa con una diagnosi di tonsillite essudativa febbrile.
Successivamente era tornata in ospedale in condizioni peggiorate.
Questo non dimostra che il primo medico abbia commesso un errore.
Ma pone una domanda perfettamente legittima:
la diagnosi iniziale era corretta sulla base dei dati clinici disponibili in quel momento?
Io a gennaio ho sofferto con una dimissione affrettata e ho rischiato di morire.
E ancora:
C'erano segnali che avrebbero dovuto indurre a ulteriori accertamenti?
Era possibile sospettare una patologia più grave?
Gli esami effettuati erano sufficienti?
Il quadro clinico era compatibile con la diagnosi formulata?
Un trattamento diverso o più tempestivo avrebbe potuto modificare l'evoluzione della malattia?
Non conosciamo ancora le risposte.
Ed è precisamente per questo che esiste un'inchiesta.
La difterite deve essere dimostrata
Un altro punto richiede prudenza.
Nelle prime fasi della vicenda si è parlato di difterite sospetta o probabile. La diagnosi della difterite non è però una semplice deduzione basata sul fatto che una bambina non fosse vaccinata.
L'ISS spiega che la diagnosi microbiologica deve identificare il microrganismo e determinare, attraverso specifici esami, la presenza del gene della tossina e/o la produzione della tossina stessa.
Questo significa che la domanda scientificamente corretta non è semplicemente:
"Era vaccinata?"
Ma anche:
"Quale microrganismo è stato identificato? Era tossinogenico? La tossina era presente? Qual è stata esattamente la causa del deterioramento e della morte?"
Sono domande molto diverse.
E soprattutto sono domande alle quali non dovrebbe rispondere Facebook o i soliti leoni di tastiera.
Il cuginetto vaccinato
Se è confermato che il cuginetto ha contratto la stessa infezione, che l'infezione era effettivamente difterica e che il bambino era regolarmente vaccinato, il confronto tra i due casi è certamente interessante.
Ma anche in questo caso bisogna evitare conclusioni semplicistiche.
Il fatto che un vaccinato possa essere infettato non significa che il vaccino sia inutile. E il fatto che abbia avuto un decorso migliore non permette, da solo, di stabilire quale sia stato il ruolo preciso della vaccinazione nel suo caso individuale.
Per poter fare un confronto scientificamente serio servirebbero informazioni dettagliate sullo stato vaccinale, sul numero e sulla data delle dosi, sull'agente infettivo identificato, sulla tossigenicità del ceppo e sulle condizioni cliniche dei due bambini.
Insomma: un caso clinico non è un esperimento controllato.
Ma poi se di sapeva perché non lo hanno sospettato o informato in ospedale, e se sì .. perché non li hanno ascoltati?
Ma nemmeno la condizione di "non vaccinata" può diventare una sentenza
La vaccinazione contro la difterite è una misura di prevenzione fondamentale e in Italia rientra nelle vaccinazioni obbligatorie previste dalla normativa.
Questo può e deve essere detto.
Ma una cosa è spiegare l'importanza della vaccinazione.
Un'altra è utilizzare la morte di una bambina per trasformare immediatamente i suoi genitori nei responsabili morali dell'intera tragedia.
Se i genitori hanno violato un obbligo vaccinale, la questione dovrà essere valutata nelle sedi appropriate.
Ma questo non può cancellare automaticamente tutte le altre domande.
Perché una responsabilità genitoriale, una responsabilità sanitaria e la causa biologica della morte sono tre questioni differenti.
Possono eventualmente intrecciarsi.
Non sono però sinonimi.
Il rischio della disinformazione per selezione
La disinformazione non consiste necessariamente nell'inventare un fatto falso.
Può consistere anche nel raccontare un fatto vero isolandolo dal contesto e facendogli assumere un significato che, da solo, non può avere.
"Non era vaccinata" può essere un fatto vero.
Ma se quella frase diventa la spiegazione implicita dell'intera tragedia prima che siano conclusi gli accertamenti, siamo davanti a un problema di informazione.
Perché la stessa vicenda può essere raccontata in due modi completamente diversi.
"Bambina non vaccinata muore di difterite."
Oppure:
"Bambina muore dopo un primo accesso in ospedale: la Procura indaga sulle cause e ricostruisce anche il percorso diagnostico."
Entrambi i titoli possono contenere elementi veri.
Ma il secondo pone una domanda.
Il primo suggerisce già una risposta.
Non serve scegliere una parte prima di conoscere i fatti
Non è necessario diventare "no-vax" per chiedere che vengano accertate eventuali responsabilità sanitarie.
E non è necessario essere "pro-vax" per riconoscere che un bambino non vaccinato può essere maggiormente esposto a una malattia prevenibile.
Specie in anni come questi dove molti bambini vaccinati si ammalano e muoiono.
La medicina seria non dovrebbe chiedere di scegliere una squadra.
Dovrebbe chiedere di guardare le evidenze.
Se gli accertamenti dimostreranno che la bambina è morta per una forma grave di difterite e che la mancata vaccinazione ha avuto un ruolo determinante nel mancato sviluppo dell'immunità protettiva, questo dovrà essere detto chiaramente.
Se invece emergeranno errori, ritardi o omissioni nel percorso diagnostico e terapeutico, anche questo dovrà essere detto con altrettanta chiarezza.
E se gli accertamenti dimostreranno che non vi è stata alcuna responsabilità sanitaria, bisognerà avere l'onestà di riconoscerlo o dare le giuste punizioni.
Prima le prove. Poi le responsabilità.
Non il contrario.
Una bambina è morta.
Una famiglia ha perso una figlia.
Ci sono medici che devono poter dimostrare di aver agito correttamente.
Ci sono genitori le cui scelte dovranno eventualmente essere valutate nelle sedi competenti.
E c'è una Procura che deve ancora ricostruire ciò che è realmente accaduto.
Anche se molti non credono più, come una volta, nella medicina e nella giustizia.
Prima di trasformare questa morte nell'ennesima arma della guerra ideologica tra "pro-vax" e "no-vax", sarebbe forse sufficiente pretendere ciò che dovrebbe essere normale:
tutti i fatti, tutte le verifiche e nessuna condanna anticipata.
io stesso penserei molto prima di riempire i miei figli di vaccini che possono fargli del male, ma se convinto che jnvece possano essere fondamentali e dopo attenta valutazione e ricerca e seconda e terza opinione medica potrei anche autorizzarli.
Ma sono contro alla malasanità e alla disinformazione in TV, giornali e rete.
Andrea Ruggeri
