Romagna e Calabria in ascesa grazie ad Agrointesa

Da buon romagnolo radicato in Calabria non potevo non parlare di Agrintesa e del successo della sua presenza nella nostra regione. Forse uno dei migliori accordi intrapresi tra due realtà che hanno imparato a conoscersi e a stimarsi: da una parte Gianluca Gallo, uomo di punta dell'agricoltura calabrese, dall'altra la grande tradizione cooperativa della Romagna, che oggi trova nella nostra terra un luogo ideale per investire, crescere e costruire futuro.
La presentazione del piano di sviluppo di Agrintesa e del Gruppo Alegra a Castrovillari non è stata soltanto un appuntamento dedicato alla frutticoltura. È stata la fotografia di una Calabria che cambia, sostenuta dalla visione del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha fatto dell'attrazione degli investimenti e della valorizzazione delle eccellenze territoriali uno dei pilastri della sua azione di governo.
Chi conosce la Romagna sa che il suo successo economico non è nato per caso. Cooperative, imprese familiari, consorzi e istituzioni hanno imparato, nel corso di decenni, a lavorare insieme. Oggi quella stessa cultura imprenditoriale sta trovando terreno fertile in Calabria. Agrintesa ne è forse l'esempio più evidente: 173 soci, oltre 1.280 ettari coltivati, 151 lavoratori e uno stabilimento a Castrovillari che rappresenta un presidio produttivo e occupazionale di primaria importanza.
Dietro questo progetto, però, ci sono uomini che meritano di essere ricordati. C'è Aristide Castellari, presidente di Agrintesa, che ha saputo interpretare la cooperazione come uno strumento di crescita e non soltanto come un modello organizzativo. C'è Cristian Moretti, direttore generale della cooperativa, che ha trasformato una visione in numeri, consolidando una realtà da 450 milioni di euro e portando la Calabria al centro delle strategie aziendali. E c'è Luigi Nola, erede di una delle famiglie che hanno scritto la storia della cooperazione agricola calabrese, capace di accompagnare il passaggio da Osas ad Agrintesa senza mai perdere il legame con il territorio e con i produttori.
La storia tra Agrintesa e la Calabria affonda le sue radici negli anni Novanta attraverso il rapporto con Osas. Un cammino che nel 2015 ha trovato una prima formalizzazione e che nel 2024 è culminato nella fusione per incorporazione. Un'evoluzione naturale, costruita su valori condivisi: centralità dei soci, legalità, aggregazione e capacità di fare sistema.
Il kiwi calabrese, le nettarine Ondine, le clementine e il biologico non sono più soltanto eccellenze locali: sono prodotti che viaggiano in Europa e nel mondo grazie alla capacità commerciale del Gruppo Alegra. Quando una cooperativa di queste dimensioni afferma che la Calabria è parte integrante del proprio futuro, significa che siamo di fronte a qualcosa di concreto.
Ma c'è un altro aspetto che merita attenzione. La presenza della Romagna in Calabria non si ferma a Castrovillari. Basta guardare verso sud, verso Gioia Tauro, per comprendere che si sta delineando uno scenario nuovo.
Gioia Tauro non è soltanto il porto più importante del Mediterraneo. È una piattaforma logistica straordinaria, un crocevia naturale tra Europa, Africa e Medio Oriente. E non è un caso che sempre più realtà imprenditoriali emiliano-romagnole guardino con interesse alla Calabria. Dove esistono infrastrutture, una collocazione geografica strategica e istituzioni che accompagnano lo sviluppo, arrivano inevitabilmente investimenti.
La Calabria ha davanti a sé una sfida storica: costruire un asse dello sviluppo che unisca Castrovillari, la Piana di Sibari, Gioia Tauro e Reggio Calabria. Un asse capace di integrare agricoltura, logistica, industria e commercio internazionale. In questo scenario, il lavoro di Roberto Occhiuto e di Gianluca Gallo assume un significato ancora più importante: creare le condizioni affinché chi investe trovi una regione pronta ad accogliere e a crescere insieme.
La Romagna questo percorso lo ha già vissuto. Ha saputo costruire ricchezza partendo dalla terra, valorizzando il lavoro e facendo della cooperazione una filosofia prima ancora che un modello economico. Vedere oggi quei valori attecchire in Calabria rappresenta, per chi come me vive questa doppia appartenenza, un motivo di orgoglio.
Le visite ai campi di kiwi biologico e ai moderni impianti di nettarine Ondine hanno dimostrato che il futuro non è una parola astratta: è già presente nei nostri territori. Lo si vede negli impianti, nella tecnologia, nella professionalità degli agronomi e nella fiducia dei produttori.
Il messaggio che arriva da Castrovillari è semplice ma potente: la Calabria non deve più chiedersi se sia pronta per il futuro. Deve decidere quanto velocemente vuole raggiungerlo.
Se Agrintesa ha scelto di mettere radici qui, se il Gruppo Alegra considera strategiche le produzioni calabresi e se Gioia Tauro continua ad attirare l'interesse di chi vede nel Mediterraneo il mercato del domani, allora significa che la direzione è quella giusta.
Da buon romagnolo innamorato della Calabria, continuo a credere che questa terra abbia davanti a sé la più grande occasione degli ultimi cinquant'anni. E sarebbe un peccato imperdonabile lasciarsela sfuggire.
Perché il futuro, questa volta, non sta passando accanto alla Calabria.
Sta bussando alla sua porta.
Andrea Ruggeri
