Si prospetta un settembre caldissimo, quì e nel mondo

25.08.2026

Mentre a Reggio Calabria Vannacci entra in tackle su Cannizzaro e candida un suo ex partidario della provincia, mentre Ciccio Cannizzaro candida un romano poco conosciuto e la sinistra scompare dai giornali, noi parliamo di altro, lasciando quelli che non hanno tempo per riceverci a risolvere i loro guai.

Perché, mentre la politica locale si consuma tra candidature, contrapposizioni e strategie elettorali, nel resto del mondo accadono fatti che meritano attenzione. E uno di questi riguarda David Morens, ex alto funzionario del National Institute of Allergy and Infectious Diseases e per anni stretto collaboratore di Anthony Fauci.

Il 18 agosto 2026 Morens si è dichiarato colpevole, davanti a un tribunale federale, di cospirazione finalizzata a commettere reati e a frodare il governo degli Stati Uniti. Al centro del procedimento c'è l'utilizzo di account personali per comunicazioni che, secondo l'accusa, avrebbero dovuto essere conservate nei sistemi governativi e rese disponibili attraverso le procedure previste dal FOIA.

Non è quindi una teoria del complotto. È un'ammissione di colpevolezza davanti a un tribunale.

E il particolare più importante è che quelle comunicazioni riguardavano anche finanziamenti alla ricerca sui coronavirus e la gestione delle controversie sull'origine del COVID-19.

Morens era una figura vicina a Fauci. Questo non significa, automaticamente, che Fauci sia penalmente responsabile delle condotte per le quali Morens si è dichiarato colpevole. Fauci, infatti, non è incriminato in questo procedimento.

Ma sarebbe altrettanto ingenuo pensare che la vicenda non sollevi interrogativi sulla catena di responsabilità.

Chi sapeva cosa?

Chi era informato?

Chi riceveva quelle comunicazioni?

Chi non poteva non sapere?

E soprattutto: perché alcuni funzionari ritenevano necessario utilizzare canali privati proprio quando sapevano che le comunicazioni ufficiali potevano essere sottoposte al FOIA?

È qui che il caso Morens diventa interessante.

Perché non stiamo parlando soltanto di una casella Gmail.

Stiamo parlando della possibilità che informazioni riguardanti finanziamenti pubblici, ricerca sui coronavirus e decisioni istituzionali siano state sottratte alla trasparenza.

E questo porta direttamente alla domanda più grande: il caso Morens è soltanto un episodio isolato oppure è la punta di un iceberg molto più grande?

La risposta non può essere affidata alle tifoserie politiche.

Deve essere cercata nei documenti.

Perché se esistono altre comunicazioni, altri funzionari, altri finanziamenti e altre decisioni che ancora non conosciamo, il pubblico ha il diritto di sapere.

E qui arriviamo alla questione Fauci.

Non è corretto affermare che il procedimento abbia già dimostrato una responsabilità penale di Fauci. Ma è legittimo chiedere che venga chiarito fino in fondo quanto sapesse, quando lo sapesse e quali rapporti avesse con le attività di Morens.

La responsabilità di Morens per ciò a cui si è dichiarato colpevole è una questione giudiziaria.

La responsabilità di Fauci, invece, è una questione che richiede prove ulteriori.

E proprio per questo bisogna andare avanti.

Perché la domanda più importante non è se crediamo a Fauci o ai suoi accusatori.

La domanda è molto più semplice:

che cosa c'è ancora nei documenti che non abbiamo visto?

E se davvero questa è soltanto la punta dell'iceberg, allora è arrivato il momento di tirare fuori dall'acqua tutto il resto.

L'estate finisce, ma le temperature politiche e giudiziarie di alzano, e mentre a Reggio scoppia il caso Vannacci-Giannetta negli USA Fauci si avvicina a perdere l'indulto e in breve questo ciclone arriverà anche in Italia.

 Djàvlon
 

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