Sinner, Botteri e il vizio italiano di processare i vincenti

In Italia sembra esistere un'abitudine difficile da sradicare: quando un atleta raggiunge il vertice mondiale, invece di celebrare i suoi risultati, si cerca immediatamente un motivo per ridimensionarlo.
È quanto accaduto nuovamente a Jannik Sinner, fresco vincitore di Wimbledon e numero uno del mondo, finito al centro di un dibattito non per i suoi successi sportivi, ma per la sua residenza a Monte Carlo. Le dichiarazioni della giornalista Rai Giovanna Botteri e del giornalista del Fatto Quotidiano Luca Sommi hanno riacceso una polemica che, a dire il vero, accompagna Sinner ormai da anni.
La domanda, però, è un'altra: perché in Italia si fatica così tanto ad accettare il successo? Sinner non ha nascosto nulla. La sua scelta di vivere a Monte Carlo è nota, perfettamente legale e condivisa da numerosi tennisti internazionali. Non si tratta soltanto di un tema fiscale, ma anche di una questione pratica: lì si allenano molti dei migliori giocatori del circuito e le strutture sono tra le più avanzate al mondo.
Sorprende che giornalisti di lunga esperienza preferiscano soffermarsi su dove un campione abbia stabilito la propria residenza anziché raccontare il lavoro, i sacrifici e la disciplina che lo hanno portato a conquistare Wimbledon. È più semplice discutere dei suoi guadagni che delle migliaia di ore trascorse sui campi da tennis.
Le frasi sui 70 milioni di euro guadagnati in un anno e sull'utilizzo di quel denaro hanno suscitato la reazione di molti tifosi, che vi hanno letto una forma di invidia sociale. Ed è difficile non comprendere il loro punto di vista: in un Paese che lamenta spesso la fuga dei talenti, forse sarebbe il caso di interrogarsi sulle ragioni che spingono tanti professionisti di successo a trasferirsi all'estero.
Il giornalismo (anche se per noi i colleghi sono poco etici) ha certamente il diritto di porre domande e sollevare questioni (pseudo) etiche. Fa parte del suo ruolo. Ma esiste una differenza sostanziale tra l'approfondimento e il giudizio reiterato. Quando ogni traguardo viene accompagnato da un processo mediatico, il rischio è quello di trasmettere un messaggio scoraggiante: in Italia puoi diventare il migliore al mondo, ma sarai comunque chiamato a giustificarti.
Jannik Sinner continuerà a vincere o a perdere sul campo, come è giusto che sia nello sport. Forse, però, sarebbe opportuno che una parte dell'informazione imparasse a distinguere la critica dal pregiudizio e a riconoscere che il successo di un atleta italiano rappresenta un patrimonio collettivo, non un'occasione per alimentare polemiche.
Perché, alla fine, i campioni passano, ma il modo in cui un Paese sceglie di raccontarli dice molto più del loro conto in banca.
La Botteri si dovrebbe preoccupare del giudizio delle persone sui servizi criticati in p@ndemia e nella copertura del conflitto Russia- Ucraina, e lasciare Sinnee alle sue e nostre vittorie.
Grazie Jannik perchè loro non sanno quello che fanno.
Masaniello Pasquino
